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martedì 12 gennaio 2010

disposizione affettiva

non sono tanto in vena, in questi giorni. le settimane tra le vacanze di natale e il mio compleanno non sono mai tanto divertenti, per me. son qui che aspetto che succeda qualcosa, non so nemmeno io cosa, ma che faccia cambiare tutto...

btw, avevo in mente, già prima di leggere il post di Thu', qualcosa su quello che succede in classe...
anni fa, quando i miei alunni mi chiedevano: a che mi serve questo, a che mi serve quello, mi sperticavo in lunghi e maternalistici (paternalistici non posso...) discorsi su quanto sia utile imparare, su quanto la cultura serva, nella vita, per migliorare se stessi e la qualità del proprio lavoro... se studi e magari vai anche all'università, dicevo, puoi fare un lavoro migliore, magari meglio retribuito di quello che faresti solo col diploma o, peggio, solo con la terza media. ora, capirete bene che col passare del tempo queste parole sono diventate del tutto fuori luogo. non solo non è affatto vero che ad un titolo di studio più alto corrisponda uno stipendio migliore, ma nemmeno avere una laurea è più un "di più" in termini di prestigio o di stima. d'accordo, ci sono laureati del tutto ignoranti e per contro dei "non titolati" con una grande cultura. ma mentre a quelli della mia generazione è capitato di sentirsi dire: sei laureato? càspita! ai più giovani credo non accada più. più frequentemente il commento è: sei laureato? e chi te l'ha fatto fare?
allora ho cambiato musica. se qualcuno mi chiede ora: a che mi serve quello che stiamo facendo, gli rispondo (abbastanza) serenamente: puoi farlo perché vuoi avere una cultura, puoi farlo perché se no ti boccio, oppure puoi farlo perché mi vuoi bene e vuoi farmi piacere. i miei bambini spesso ridono, ma non si rendono conto che quel che dico è assolutamente vero. la disposizione affettiva è fondamentale. e ne ho avuta la prova pochi giorni fa.
quest'anno, tra le classi disastrate di alunni affidati alle mie cure, c'è una seconda meccanici che è particolarmente sgarruppata. sanno meno di zero, sono totalmente scoraggiati, assolutamente demotivati e del tutto privi di disciplina. su 50 minuti di lezione sono contenta se riesco a farne 30. il resto se ne va per ottenere ordine e silenzio. li ho martellati a furia di sgridate, ripassi, esercizi e maternali (ancora, sì). e poche settimane fa ho cominciato a vedere che mi cercano, in ricreazione. vengono a fumare una sigaretta in compagnia, mi raccontano le loro cose, mi chiedono di me... e hanno cominciato a lavorare. l'ultimo compito è andato meno peggio del solito. d'accordo, hanno scopiazzato, ma vuoi mettere la differenza con il consegnare il foglio in bianco? insomma, piccolo quanto si vuole, ma è un passo in avanti.

ecco, se ci sono riuscita, questo fa di me un buon insegnante? non credo, mancano ancora un sacco di cose... e poi, come fai entrare queste piccolezze in una valutazione obiettiva? e poi mi è riuscito con loro, mica detto che ce la faccio con tutti. però son soddisfazioni.

ora vado dai grandi, la quinta del serale. anche quelli mi adorano, ma è facile con quarantenni che hanno tutta un'altra mentalità...

mercoledì 23 settembre 2009

la madre di tutti i guai

stamattina ascoltando la radio (con un orecchio solo, lo ammetto) sentivo che la marystar, tra le altre cose, ha intenzione di rivalutare l'istruzione tecnica e professionale. non innalzando il livello della cultura di chi frequenta quelle scuola ma facendo intervenire le aziende del territorio, perché dicano quali sono le figure professionali che a loro servono.
ecco, secondo me qui sta la radice di tutti i mali. quando abbiamo cominciato a pensare che la scuola deve formare lavoratori e non educare i ragazzi dotandoli di una cultura.

ma mi facci il piacere!

ogni tanto i miei figli mi chiedono perché non vado a "chi vuol esser milionario", tanto quando loro mi fanno delle domande io so sempre rispondere e mi hanno soprannominata le so tutte... vedendo questa fregnacce sarei anche tentata.
annullamento del prodotto
altezze di un triangolo
sequenza dei quadrati

vabbè ma questa è tv commerciale, e pare che ci siano anche degli imbrogli, sotto sotto... sono però un po' più infastidita da questi due diagrammi che compaiono sull'ultimo numero de l'Espresso:


non che mi servissero dei grafici per sapere che il piccoletto bara, ma se proprio me li dovete mettere a sostegno delle vostre tesi, per dimostrare che lui sbaglia e sapendo di sbagliare, perché non fate le cose correttamente?
il primo grafico (dati della ragioneria generale dello stato) mostra l'andamento delle assenze per malattia fino a metà 2007. il secondo grafico (dati min. funzione pubblica) mostra i dati dalla metà del 2007. come posso pensare di confrontarli, paragonarli e dire che uno dei due è contiene dati falsati? è come se facessi vedere le temperature rilevate in una qualche città di notte e poi quelle rilevate di giorno e vi dicessi: vedete? è vero che le temperature stanno aumentando!
ecco, quando i giornali fanno questi errori, dei quali mi accorgo perché qualcosa ci capisco, mi viene sempre da chiedermi quante altre balle ci propinano senza che ce ne accorgiamo...






lunedì 15 giugno 2009

meriti e utilità

non amo particolarmente Giorgio Israel, ma mi sento quasi totalmente d'accordo con quanto scrive sul merito.
così come sono contenta che finalmente qualcuno abbia trovato il coraggio di dire che insegnare l'utile non serve a niente.
probabilmente verranno tacciate come idee di destra, da certa sinistra che ci gira intorno e ci marcia in modo losco. ma a me l'idea che veniamo valutati dai presidi a seconda di quanti progetti sul tango argentino abbiamo fatto... francamente mi ripugna.
così come sono stanca di sentirmi dire che devo spiegare a cosa serve tutto quello che spiego. le cose si imparano perché è proprio l'imparare che serve. continuiamo a pensare che dobbiamo insegnare quel che serve nel mondo del lavoro senza pensare che quando gli studenti saranno diventati lavoratori probabilmente le cose utili, finalizzate, specifiche che avranno imparato, saranno vecchie. invece uno studente che sa imparare non avrà mai problemi.
stiamo facendo morire la cultura e stiamo creando tanti piccoli automini, capaci solo di guardare la tv e avvitare sempre la stessa vite...
ma già, gli automini sono più comodi. mica pensano...