''Il presidente Berlusconi, intervenendo ieri al Congresso dei Cristiano
Riformisti, ha ribadito la posizione contraria del governo alle
adozioni da parte dei single e delle coppie gay, ha confermato l'impegno
della maggioranza ad approvare quanto prima la legge sul testamento
biologico e si e' speso in difesa di un principio sacrosanto: la
liberta' di scelta educativa delle famiglie''. Cosi' il ministro
dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. (Adnkronos, 27 febbraio, ore 13:51)
update: "Sulla scuola pubblica sono stato
travisato da una sinistra che cerca solo polemiche". Lo afferma
Berlusconi aggiungendo che il governo ha avviato una profonda e
storica riforma della scuola, influenzata da deleterie
ideologie, e dell'Universita', per restituire valore e dignita'.
"Bersani si rassegni, la scuola non e' proprieta' privata della
sua parte politica", afferma il ministro della Pubblica
Istruzione Mariastella Gelmini, replicando al leader del Pd che
oggi ha chiesto le sue dimissioni. (ANSA, 27 febbraio, 16:01)
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domenica 27 febbraio 2011
domenica 4 luglio 2010
te la do io la manovra
ho ricevuto questa mail da un mio collega di matematica. l'idea non mi sembra male. passate parola, se vi va.
Gentili colleghi/e,
vi invio queste righe per chiedervi un parere.
Una premessa: la manovra economica che sta per essere varata dal
governo -
lo sappiamo tutti - ci colpisce in modo pesantissimo e, soprattutto,
iniquo: per
brevità, riporto da un sito sindacale (un sindacato "moderato", lo
Snals):
_____________________________________________________________________________________________________________
«Non
solo è previsto, come per tutto il pubblico impiego, il blocco
del
rinnovo dei contratti, con il quale si impedisce ogni
adeguamento delle
retribuzioni al costo della vita, che resteranno ferme per almeno tre
anni, sia
quelle fondamentali che le accessorie. Alla
scuola è riservata un’altra pesante penalizzazione: quella del blocco
della progressione economica oltre a quella dello spostamento
di ogni
confronto sindacale alla fine del 2012 per la contrattazione del
compenso
individuale accessorio, per
il
personale ATA,
e della retribuzione professionale docenti. Ai
lavoratori della scuola, al personale ATA e ai docenti italiani
si
blocca la progressione economica. Si cancellano tre anni di
lavoro: non
hanno valore ai fini giuridici, vengono messi tra “parentesi”, valgono
solo come
un trascorrere del tempo in costanza di servizio, ma niente di più.
Al
personale ATA e al personale docente che alla fine riuscirà a
raggiungere i 35
anni di servizio, requisito minimo per ottenere il diritto alla
pensione, lo
Stato gliene conteggerà solo 32 per la progressione economica di
carriera,
impedendo quindi il raggiungimento dell’ultima posizione stipendiale.
E
questo costerà ai lavoratori un danno che subiranno per sempre, con
effetti
dunque sulla pensione e sulla liquidazione. (...) Anzi
sono dirottate su altri bisogni finanziari del servizio di istruzione le
risorse
dell’articolo 64 della manovra del 2008, che invece dovevano integrare
quelle
contrattuali per la valorizzazione professionale, unica misura
compensativa che
destinava il 30% dei risparmi per l’unico obiettivi di qualità che era
stato
individuato. Agli
insegnanti, che hanno una retribuzione media annuale di 25.000 euro,
viene tolta
in media una mensilità all’anno, ma per alcuni ancora di più.
E’
come se si prelevasse dalle loro tasche la tredicesima, una parte di
salario
dovuto per una prestazione lavorativa. Non è
poi così diverso dal mettere le mani in tasca per togliere soldi con
altre o
maggiori tasse. Eppure,
niente è chiesto a chi guadagna 90.000 euro all’anno. Un
sacrificio minimo al 5% scatta per chi guadagna tra 90 e 150.000 euro,
mentre
solamente per l'importo eccedente i 150.000 euro è applicato il taglio
del 10%.
Per
essere chiari: chi guadagna 100.000 euro ne paga 500, la metà di un
collaboratore scolastico; chi guadagna 160.000 paga 4.000 euro, non
molto di più
di un professore delle scuole superiori.»
________________________________________________________________________________________________________________
Secondo i calcoli di un'altra
sigla
sindacale (Flc cgil), la perdita media per un docente di scuola
secondaria II
grado è di 1990 euro (si va dai 1188 euro per chi è nalla fascia 3-8
anni ai
2987 per chi è nella fascia 21-27).
Di fronte a questa manovra,
altre
categorie (dai poliziotti ai magistrati ai docenti universitari) hanno
protestato o protesteranno. Hanno potere: otterranno. Sembra che solo
noi
insegnanti di scuola, che di potere non ne abbiamo, possiamo essere
presi a
schiaffi impunemente.
I nostri scioperi - lo
sappiamo
- non interessano a nessuno, non servono a nulla, se non a trattenerci
dallo stipendio (magro) ulteriori quattrini (e di questo non ce n'è
proprio
bisogno). E allora? Non fare nulla? No: si tratta di trovare forme
alternative,
nuove ed efficaci (se condivise e diffuse) di protesta.
A ben vedere, noi disponiamo
di almeno
DUE strumenti potenzialmente assai "forti", e privi di controindicazioni
(perchè
perfettamente nell'ambito della legalità), per farci sentire. Strumenti
che
potrebbero generare danni economici notevoli (i SOLI argomenti in grado
di
ottenere l'attenzione dei decisori):
1) Il turismo scolastico
"vale" come
fatturato almeno 375 milioni/anno (http://static.touringclub.it/store/document/219_file.pdf):
di più, se si considera l'indotto. I viaggi di istruzione passano per i
collegi
docenti, e per i singoli colleghi disposti (ma NON obbligati) a fare da
accompagnatori: perché non azzerare questa voce, bloccando ogni viaggio
di
istruzione, come strumento di protesta (aspetto - ovviamente - da
sottolineare
bene)?
2) Adozioni dei libri di
testo per il
prossimo (2011/12) anno scolastico: secondo i dati ufficiali dell'AIE,
l'editoria scolastica "vale" la cifra non indifferente di 676,8 milioni
di euro
(http://www.aie.it/Portals/21/Files%20allegati/sintesiRapporto2009_R.pdf).
Le adozioni passano per i consigli di classe, prima, e per i collegi
docenti,
poi. Ma i docenti potrebbero legittimamente decidere di non adottare
alcun testo
scolastico, ricorrendo a materiale autoprodotto/trovato in rete (dove si
reperisce veramente di tutto), ovviamente nel rispetto della legge sui
diritti
d'autore. Scrivere gli esercizi alla lavagna o distribuire qualche
fotocopia è
scomodo? Certamente. Ma non ne vale la pena?
Stiamo parlando
potenzialmente di oltre
UN MILIARDO di euro all'anno. Un miliardo (potenziale) ogni anno.
Basterebbe che almeno un
collega
proponesse l'idea ai collegi docenti, al momento delle delibere:
naturalmente se
alla manovra non saranno apportate quelle correzioni (soprattutto la
rimozione
del devastante blocco della progressione economica) in grado di
cancellare le
macroscopiche, inique misure punitive nei confronti della nostra
(unica!)
categoria di personale della scuola.
Che ne pensate? Mi sfugge
qualcosa?
Se a vostro parere l'idea è
buona, si
tratterebbe di "farla girare" tramite la rete. Via email (o con altri
mezzi che io non frequento e che lascio ad altri più bravi di me:
facebook?
o cose simili) e con un po' di partecipazione, la diffusione sarebbe
esponenziale. E non sarebbe neppure molto difficile arrivare a fare
notizia
sulla stampa...
(Un'ultima cosa: non mi dite,
vi prego,
che così si danneggerebbero "terzi": gli operatori turistici, gli
editori. Lo so
bene, e non me ne rallegro. Anzi. Ma non ci vanno di mezzo
SEMPRE "terzi",
quando una categoria - dai medici agli avvocati, dai camionisti agli
autoferrotranvieri - protesta? Non siamo noi insegnanti i "terzi"
rispetto a
chi fa pagare a noi, e ai nostri
stipendi più bassi d'Europa, il peso
dei conti a catafascio - ossia gli errori degli altri? Non sarebbe ora
di
finirla, e magari chiedere un po' di più a chi ha molto di
più?).
Un caro saluto (e scusate la
lunghezza:
non ho avuto abbastanza tempo per essere più breve...)
Ivan
domenica 16 maggio 2010
insegnare ad insegnare
visto che di qua passa qualche collega prof, butto lì una domanda (che rivolgo comunque anche a chi prof non è, sono sicura che il buon senso può essere altrettanto utile): se qualcuno vi affidasse dei tirocinanti, che fareste? come organizzereste il lavoro con loro per insegnargli ad insegnare? devo preparare un progetto di tirocinio per il corso che ho seguito quest'anno, qualche idea ce l'ho, ma il vostro parere sarebbe prezioso. mi sono letta un sacco di articoli in ssissese e didattichese, uno più vomitevole dell'altro, e il corso in generale non è stato un granché, ci stiamo lamentando in molti, ma non molliamo, anzi...
vorrei fare qualcosa di controcorrente, non fosse altro che per manifestare il mio disappunto.
grazie per l'aiuto che mi darete.
giovedì 25 febbraio 2010
se atene piange... ovvero. tutto il mondo e paese
beh, pare che una scuola del Rhode Island abbia deciso di licenziare buona parte dei docenti e del personale amministrativo (preside compreso) a causa degli scarsi risultati ottenuti dagli studenti che, per circa la metà, non riescono a raggiungere risultati soddisfacenti. agli insegnanti era stato chiesto di restare a scuola per una mezzoretta in più, di organizzare degli interventi a sostegno degli studenti, di frequentare un corso di aggiornamento e di pranzare con loro una volta alla settimana ma i sindacati non hanno accettato e da qui la lettera di licenziamento che avrà effetto dall'ultimo giorno di scuola di quest'anno.
la notizia fa riflettere... evidentemente non siamo gli unici ad avere questi problemi. temo però che da noi non sia ancora arrivata del tutto l'onda lunga delle conseguenze di scelte "esterofile". semplifico, ma il nocciolo del problema è questo: abbiamo fatto man bassa di tutte le "mode" che negli states andavano per la maggiore, senza valutarne l'effettiva efficacia ma semplicemente perché se lo facevano gli americani chiaro che era qualcosa di buono...
ho cercato resoconti e commenti, per esempio qui e qui. mi sembra che ci sia in giro la stessa aria che tira da noi: gli insegnanti sono fannulloni, prendono un sacco di solti (attorno ai 75 mila $, pare, che non è poco, ci metterei la firma), insegnare è una missione... ma anche un bellissimo "siccome gli alunni e i genitori non si possono licenziare, l'unica cosa che si fa è licenziare gli insegnanti"...
se è vero che in america sono sempre un passo avanti, colleghi, siete avvisati.
la notizia fa riflettere... evidentemente non siamo gli unici ad avere questi problemi. temo però che da noi non sia ancora arrivata del tutto l'onda lunga delle conseguenze di scelte "esterofile". semplifico, ma il nocciolo del problema è questo: abbiamo fatto man bassa di tutte le "mode" che negli states andavano per la maggiore, senza valutarne l'effettiva efficacia ma semplicemente perché se lo facevano gli americani chiaro che era qualcosa di buono...
ho cercato resoconti e commenti, per esempio qui e qui. mi sembra che ci sia in giro la stessa aria che tira da noi: gli insegnanti sono fannulloni, prendono un sacco di solti (attorno ai 75 mila $, pare, che non è poco, ci metterei la firma), insegnare è una missione... ma anche un bellissimo "siccome gli alunni e i genitori non si possono licenziare, l'unica cosa che si fa è licenziare gli insegnanti"...
se è vero che in america sono sempre un passo avanti, colleghi, siete avvisati.
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martedì 12 gennaio 2010
disposizione affettiva
non sono tanto in vena, in questi giorni. le settimane tra le vacanze di natale e il mio compleanno non sono mai tanto divertenti, per me. son qui che aspetto che succeda qualcosa, non so nemmeno io cosa, ma che faccia cambiare tutto...
btw, avevo in mente, già prima di leggere il post di Thu', qualcosa su quello che succede in classe...
anni fa, quando i miei alunni mi chiedevano: a che mi serve questo, a che mi serve quello, mi sperticavo in lunghi e maternalistici (paternalistici non posso...) discorsi su quanto sia utile imparare, su quanto la cultura serva, nella vita, per migliorare se stessi e la qualità del proprio lavoro... se studi e magari vai anche all'università, dicevo, puoi fare un lavoro migliore, magari meglio retribuito di quello che faresti solo col diploma o, peggio, solo con la terza media. ora, capirete bene che col passare del tempo queste parole sono diventate del tutto fuori luogo. non solo non è affatto vero che ad un titolo di studio più alto corrisponda uno stipendio migliore, ma nemmeno avere una laurea è più un "di più" in termini di prestigio o di stima. d'accordo, ci sono laureati del tutto ignoranti e per contro dei "non titolati" con una grande cultura. ma mentre a quelli della mia generazione è capitato di sentirsi dire: sei laureato? càspita! ai più giovani credo non accada più. più frequentemente il commento è: sei laureato? e chi te l'ha fatto fare?
allora ho cambiato musica. se qualcuno mi chiede ora: a che mi serve quello che stiamo facendo, gli rispondo (abbastanza) serenamente: puoi farlo perché vuoi avere una cultura, puoi farlo perché se no ti boccio, oppure puoi farlo perché mi vuoi bene e vuoi farmi piacere. i miei bambini spesso ridono, ma non si rendono conto che quel che dico è assolutamente vero. la disposizione affettiva è fondamentale. e ne ho avuta la prova pochi giorni fa.
quest'anno, tra le classi disastrate di alunni affidati alle mie cure, c'è una seconda meccanici che è particolarmente sgarruppata. sanno meno di zero, sono totalmente scoraggiati, assolutamente demotivati e del tutto privi di disciplina. su 50 minuti di lezione sono contenta se riesco a farne 30. il resto se ne va per ottenere ordine e silenzio. li ho martellati a furia di sgridate, ripassi, esercizi e maternali (ancora, sì). e poche settimane fa ho cominciato a vedere che mi cercano, in ricreazione. vengono a fumare una sigaretta in compagnia, mi raccontano le loro cose, mi chiedono di me... e hanno cominciato a lavorare. l'ultimo compito è andato meno peggio del solito. d'accordo, hanno scopiazzato, ma vuoi mettere la differenza con il consegnare il foglio in bianco? insomma, piccolo quanto si vuole, ma è un passo in avanti.
ecco, se ci sono riuscita, questo fa di me un buon insegnante? non credo, mancano ancora un sacco di cose... e poi, come fai entrare queste piccolezze in una valutazione obiettiva? e poi mi è riuscito con loro, mica detto che ce la faccio con tutti. però son soddisfazioni.
ora vado dai grandi, la quinta del serale. anche quelli mi adorano, ma è facile con quarantenni che hanno tutta un'altra mentalità...
btw, avevo in mente, già prima di leggere il post di Thu', qualcosa su quello che succede in classe...
anni fa, quando i miei alunni mi chiedevano: a che mi serve questo, a che mi serve quello, mi sperticavo in lunghi e maternalistici (paternalistici non posso...) discorsi su quanto sia utile imparare, su quanto la cultura serva, nella vita, per migliorare se stessi e la qualità del proprio lavoro... se studi e magari vai anche all'università, dicevo, puoi fare un lavoro migliore, magari meglio retribuito di quello che faresti solo col diploma o, peggio, solo con la terza media. ora, capirete bene che col passare del tempo queste parole sono diventate del tutto fuori luogo. non solo non è affatto vero che ad un titolo di studio più alto corrisponda uno stipendio migliore, ma nemmeno avere una laurea è più un "di più" in termini di prestigio o di stima. d'accordo, ci sono laureati del tutto ignoranti e per contro dei "non titolati" con una grande cultura. ma mentre a quelli della mia generazione è capitato di sentirsi dire: sei laureato? càspita! ai più giovani credo non accada più. più frequentemente il commento è: sei laureato? e chi te l'ha fatto fare?
allora ho cambiato musica. se qualcuno mi chiede ora: a che mi serve quello che stiamo facendo, gli rispondo (abbastanza) serenamente: puoi farlo perché vuoi avere una cultura, puoi farlo perché se no ti boccio, oppure puoi farlo perché mi vuoi bene e vuoi farmi piacere. i miei bambini spesso ridono, ma non si rendono conto che quel che dico è assolutamente vero. la disposizione affettiva è fondamentale. e ne ho avuta la prova pochi giorni fa.
quest'anno, tra le classi disastrate di alunni affidati alle mie cure, c'è una seconda meccanici che è particolarmente sgarruppata. sanno meno di zero, sono totalmente scoraggiati, assolutamente demotivati e del tutto privi di disciplina. su 50 minuti di lezione sono contenta se riesco a farne 30. il resto se ne va per ottenere ordine e silenzio. li ho martellati a furia di sgridate, ripassi, esercizi e maternali (ancora, sì). e poche settimane fa ho cominciato a vedere che mi cercano, in ricreazione. vengono a fumare una sigaretta in compagnia, mi raccontano le loro cose, mi chiedono di me... e hanno cominciato a lavorare. l'ultimo compito è andato meno peggio del solito. d'accordo, hanno scopiazzato, ma vuoi mettere la differenza con il consegnare il foglio in bianco? insomma, piccolo quanto si vuole, ma è un passo in avanti.
ecco, se ci sono riuscita, questo fa di me un buon insegnante? non credo, mancano ancora un sacco di cose... e poi, come fai entrare queste piccolezze in una valutazione obiettiva? e poi mi è riuscito con loro, mica detto che ce la faccio con tutti. però son soddisfazioni.
ora vado dai grandi, la quinta del serale. anche quelli mi adorano, ma è facile con quarantenni che hanno tutta un'altra mentalità...
martedì 8 dicembre 2009
non sappiamo più
leggetevi questo articolo e poi ragioniamoci sopra. dove sta il problema e quali i rimedi?
giovedì 24 settembre 2009
gli allievi affidati alle nostre cure
i video che ho postato ieri qui mi sono arrivati dalla lista cabrinews, lista di discussione sul software cabri e su un po' di altre questioni matematiche. da quei video è risorta la vecchia polemica sugli insegnanti di matematica delle elementari (che non sono laureati in matematica, e a volte non sono laureati) e ancora di più su quelli delle medie (che per la maggior parte sono laureati in scienze, biologia, geologia...). insomma noi "matematici" abbiamo un po' la puzza sotto al naso e ci piace dare la croce addosso a quelli che riteniamo poco competenti.
c'è del vero, occorre dirlo. la prof di mio figlio (geologa) sosteneva che ruotando un quadrato in modo che la sua diagonale sia verticale diventa un quadratorombo e, dato che spesso ho le prime classi delle superiori, mi accorgo delle stupidate che i fanciulli hanno in testa, dovute ovviamente a carenze dei docenti... però mi vengono sempre in mente queste parole:
"La differenza tra noi e gli allievi affidati alle nostre cure sta solo in ciò: che noi abbiamo percorso un più lungo tratto della parabola della vita. Se gli allievi non capiscono, il torto è dell'insegnante che non sa spiegare. Né vale addossare la responsabilità alle scuole inferiori. Dobbiamo prendere gli allievi così come sono, richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l'insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento. Ognuno si fabbrica la sua fortuna, buona o cattiva. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Così disse Giove, e lo riferisce Omero, Odissea I, 34. Con questi principi, caro lettore e collega, vivrai felice." (Giuseppe Peano, Giochi di aritmetica e problemi interessanti)
le trovo illuminanti.
P.S. sono comunque per la separazione delle carriere, a scuola, s'intende, e lascerei la matematica a chi ha una laurea specifica (anche insegnare matematica e fisica ha qualche problema etico, secondo me).
c'è del vero, occorre dirlo. la prof di mio figlio (geologa) sosteneva che ruotando un quadrato in modo che la sua diagonale sia verticale diventa un quadratorombo e, dato che spesso ho le prime classi delle superiori, mi accorgo delle stupidate che i fanciulli hanno in testa, dovute ovviamente a carenze dei docenti... però mi vengono sempre in mente queste parole:
"La differenza tra noi e gli allievi affidati alle nostre cure sta solo in ciò: che noi abbiamo percorso un più lungo tratto della parabola della vita. Se gli allievi non capiscono, il torto è dell'insegnante che non sa spiegare. Né vale addossare la responsabilità alle scuole inferiori. Dobbiamo prendere gli allievi così come sono, richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l'insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento. Ognuno si fabbrica la sua fortuna, buona o cattiva. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Così disse Giove, e lo riferisce Omero, Odissea I, 34. Con questi principi, caro lettore e collega, vivrai felice." (Giuseppe Peano, Giochi di aritmetica e problemi interessanti)
le trovo illuminanti.
P.S. sono comunque per la separazione delle carriere, a scuola, s'intende, e lascerei la matematica a chi ha una laurea specifica (anche insegnare matematica e fisica ha qualche problema etico, secondo me).
martedì 15 settembre 2009
faccio politica e me ne vanto
rileggo il discorso di Obama agli alunni delle scuole (l'ho trovato con due click del mouse) e sogno e mi commuovo. cerco il consueto messaggio del nostro ministro agli alunni che cominiciaano la scuola e non trovo nulla nel sito del miur né in altri luoghi. solo qualche riassunto delle sue ultime confortanti esternazioni (qui, tanto per scegliere una delle fonti).
c'è una frase mi fa inorridire particolarmente:''Chi fa politica deve farlo fuori dagli edifici scolatici. Si tratta di una minoranza che piega la scuola ai suoi interessi di parte".
stamattina ho fatto le mie prime tre ore di lezione in una prima di un professionale. una prima fra le tante, una scuola fra le tante... 23 iscritti ma solo 13 presenti, 8 di loro sono stranieri, 6 sono ripetenti. tre ore passate a leggere con loro il POF, lo statuto delle studentesse e degli studenti, il regolamento d'istituto, il patto di corresponsabilità.
e ho fatto politica.
ho fatto politica perché ho spiegato loro che hanno tutti pari opportunità se si impegnano, perché è giusto così, in uno stato democratico.
ho fatto politica perché ho parlato loro del rispetto che devono avere l'uno per l'altro e per sé stessi, di come devono sentirsi liberi di esprimere le proprie idee e di come devono imparare ad esercitare questa loro libertà, senza ledere quella altrui.
ho fatto politica perché ho spiegato che devono scegliere attentamente i loro rappresentanti, senza eleggere quelli che fanno più chiasso e promettono gite e scioperi, ma valutando la serietà e le competenze (e confesso che ho aggiunto di non prendere esempio da chi abbiamo eletto noi).
ho fatto politica perché ho promesso loro che li rispetterò ma che pretenderò altrettanto rispetto per me.
ho fatto politica perché quando uno di loro, a sostegno di una sua affermazione, ha detto: "l'ho sentito alla tv", gli ho detto di non fidarsi troppo delle televisione che racconta un sacco di balle.
e infine, vedendo che uno di loro aveva disegnato una bella foglia sul quaderno, gli ho chiesto: "che foglia é? perché se è la foglia della Lega ti devo rimproverare, altrimenti posso lasciar correre... secondo te perché?" e lui correttamente (magari anche solo per compiacermi) ha detto: "perché la lega è razzista". e mi sono accorta che avevo fatto di nuovo politica, non solo, l'aveva fatta anche lui.
e domani farò ancora politica, perché mi porterò il discorso di Obama e glielo leggerò, per intero.
e adesso licenziami, mary!
c'è una frase mi fa inorridire particolarmente:''Chi fa politica deve farlo fuori dagli edifici scolatici. Si tratta di una minoranza che piega la scuola ai suoi interessi di parte".
stamattina ho fatto le mie prime tre ore di lezione in una prima di un professionale. una prima fra le tante, una scuola fra le tante... 23 iscritti ma solo 13 presenti, 8 di loro sono stranieri, 6 sono ripetenti. tre ore passate a leggere con loro il POF, lo statuto delle studentesse e degli studenti, il regolamento d'istituto, il patto di corresponsabilità.
e ho fatto politica.
ho fatto politica perché ho spiegato loro che hanno tutti pari opportunità se si impegnano, perché è giusto così, in uno stato democratico.
ho fatto politica perché ho parlato loro del rispetto che devono avere l'uno per l'altro e per sé stessi, di come devono sentirsi liberi di esprimere le proprie idee e di come devono imparare ad esercitare questa loro libertà, senza ledere quella altrui.
ho fatto politica perché ho spiegato che devono scegliere attentamente i loro rappresentanti, senza eleggere quelli che fanno più chiasso e promettono gite e scioperi, ma valutando la serietà e le competenze (e confesso che ho aggiunto di non prendere esempio da chi abbiamo eletto noi).
ho fatto politica perché ho promesso loro che li rispetterò ma che pretenderò altrettanto rispetto per me.
ho fatto politica perché quando uno di loro, a sostegno di una sua affermazione, ha detto: "l'ho sentito alla tv", gli ho detto di non fidarsi troppo delle televisione che racconta un sacco di balle.
e infine, vedendo che uno di loro aveva disegnato una bella foglia sul quaderno, gli ho chiesto: "che foglia é? perché se è la foglia della Lega ti devo rimproverare, altrimenti posso lasciar correre... secondo te perché?" e lui correttamente (magari anche solo per compiacermi) ha detto: "perché la lega è razzista". e mi sono accorta che avevo fatto di nuovo politica, non solo, l'aveva fatta anche lui.
e domani farò ancora politica, perché mi porterò il discorso di Obama e glielo leggerò, per intero.
e adesso licenziami, mary!
domenica 13 settembre 2009
commenti a Campione
martedì 8 settembre 2009
Laura, i' vorrei che tu, lo scorfano e io... e tutti gli altri
ho come l'impressione che si stiano creando delle convergenze, che abbiamo seminato dei memi molto virulenti e contagiosi che si sono diffusi in poco tempo e attorno ai quali si stanno coagulando idee e sentimenti. sentimenti, sì. perché anche di sentimenti si tratta. è un "sentire" profondo e personale che ognuno ha manifestato, prendendo coraggio dalle idee degli altri. appoggiato e stimolato dai commenti degli altri. tra noi che (più o meno con i piedi nel fango) ci occupiamo di scuola, ci sono evidentemente molte persone che hanno delle idee ben precise su come vorrebbero la "loro" scuola. non ci ritroviamo, è chiaro, con le idee della marystar, ma nemmeno con quelle di chi magari consideriamo "vicino" politicamente. però ci siamo trovati qui, rimbalzando tra un blog e l'altro, tra un commento e l'altro, dicendoci "la penso anch'io come te!", aggiungendo idee e conferme e suggerimenti che trovavano altre conferme... una reazione a catena.
siamo matti? o siamo tutti asparagi? cosa vogliamo farne di tutte queste buone vibrazioni?
e se riuscissimo a cavarne qualcosa di buono?
domani parto per qualche giorno, a preparare l'altra casa per l'inverno. mi mancherete...
bacio
siamo matti? o siamo tutti asparagi? cosa vogliamo farne di tutte queste buone vibrazioni?
e se riuscissimo a cavarne qualcosa di buono?
domani parto per qualche giorno, a preparare l'altra casa per l'inverno. mi mancherete...
bacio
giovedì 3 settembre 2009
come la penso su un po' di questioni
ieri lo scorfano (sia lode a dio per la sua esistenza) si è occupato del problema dei precari.
è un problema serio che non ottiene la giusta attenzione da parte di nessuno: media, governo, addetti ai lavori, famiglie... un numero enorme di persone che fino all'anno scorso hanno insegnato o lavorato in altri ruoli nella scuola (ricordiamoci che ci sono anche gli ATA) quest'anno resteranno a bocca asciutta, a spasso. non perché non siano qualificati ma perché non ci sono più classi in cui insegnare o scuole e segreterie in cui lavorare, a causa della politica della maryfallingstar, che ha tagliato, accorpato, chiuso, ridotto, in nome di vaghi discorsi sul merito, sull'autonomia, sul ritorno al maestro unico... fino a permettere di fare classi con 30 e più alunni, cosa che cozza persino contro le norme sulla sicurezza, a maggior ragione oggi, con la pandemia influenzale in arrivo.
i commenti al post sono stati ovviamente numerosi e articolati e come sempre li ho letti con attenzione (ormai sono scorfano-addicted). verso la fine è arrivato anche il commento di un blogger molto noto, nel quale mi sono imbattuta altre volte e con il quale dissento quasi sempre quasi totalmente, nei contenuti e nei modi. non sono riuscita a tacere e l'ho detto, scusandomi perché mi dispiace fare polemiche in una casa che non è la mia.
vorrei cercare di spiegare perché certe posizioni mi danno sui nervi.
purtroppo sono posizioni sostenute da molti che hanno a che fare con iMille, dico purtroppo perché sarei tendenzialmente piuttosto di sinistra, sarei tendenzialmente piuttosto incline a guardare con speranza al loro movimento, ma quando parlano di scuola mi fanno cadere le braccia e anche altro (ovviamente questo non vale per lo scorfano, che tiene una rubrica lì). ho provato ad intervenire in qualche discussione (qui per esempio mi erano proprio girate ad elica), ne ho seguite molte, perché speravo di trovare una sponda, un po' di interesse per i problemi della scuola, un po' di sane idee... non dico che mi aspettavo di sentire qualcosa di sinistra, ma almeno qualcosa di sensato... invece proprio no. non contenta, ho curiosato su chi scriveva e letto altro di quel che pensavano, ma non ho cambiato idea, anzi. mi sono solo innervosita di più.
per cui, Champ, se vuoi sapere cosa mi dà fastidio, ti accontento. non pensare di essere da solo: quel che dico per te vale più o meno anche per gli altri millini, Scorfano e Giacomo esclusi.
primo: siete un po' spocchiosi, leggermente snob e piuttosto convinti di aver capito tutto e di fare delle affermazioni assolutamente vere. e già questo, a una che ha quasi sempre tanti dubbi, potrebbe bastare.
secondo: quasi nessuno di voi insegna ma vi piace molto pontificare sulla scuola (e sputtanare soprattutto gli insegnanti). temo anche che quasi nessuno di voi abbia a che fare con la scuola nemmeno indirettamente, tipo con un figlio in età scolare o un parente... insomma non avete informazioni di prima mano, non vivete la situazione sulla vostra pelle. quando va bene siete all'università e allora va bene per modo di dire. provate a venire in classe con me per una settimana... forse anche solo per tre giorni potrebbe bastare. almeno vi fareste qualche domanda in più.
terzo: siete affascinati dalle parole della marystar. merito, reclutamento e valutazione sembrano gli unici paradigmi sui quali costruire la nuova scuola. non solo: spesso siete convinti che lei stia davvero facendo una riforma. è uno scempio, non una riforma! c'è differenza, mi pare...
quarto: invece di svelare le cagate che si stanno facendo al ministero ve la prendete con gli insegnanti che sono quasi sempre fannulloni, pagati anche troppo per quello che fanno e che si devono rassegnare a prenderla in quel posto perché ormai non c'è più trippa per gatti...
...mi dispiace, ma non sono d'accordo su quasi nulla.
e, alla rinfusa (perdonatemi, ma le idee viaggiano più veloci delle dita sulla tastiera,) posso dire come la penso su alcune cose.
cominciamo dall'orario di lavoro, che secondo me è uno dei nodi cruciali (e una delle mie fissazioni): fateci stare a scuola per 36 ore alla settimana (ovviamente con un ufficio a disposizione). questo segherebbe le gambe a tutti i doppiolavoristi e a quelli che insegnano solo come ripiego e semplificherebbe la vita a chi lavora con coscienza. se qualcuno provasse a farlo diventare legge le graduatorie si dimezzerebbero, almeno.
la formazione: dobbiamo essere sicuri di avere insegnanti preparati nelle discipline che insegnano, basta con la fuffa didattico-pedagogica. io so e spiego, tu stai zitto e studi. e se non hai voglia, passi lunghi e ben distesi. sto esagerando, spero sia chiaro, e ci sono molte differenze tra la scuola primaria e la secondaria di primo e secondo grado... ma davvero, i deliri che sento spesso sulla didattica e dintorni sono veramente la causa di tanti mali. non posso mettermi a fare il saltimbanco per interessare i miei alunni alla matematica... posso trovare delle strategie, presentare le cose in modi diversi (e lo saprò fare solo se conosco bene la mia disciplina), ma se devo insegnare le tabelline devo sapere le tabelline, a che servono e perché, non conoscere a menadito tutte le questioni riguardanti l'età evolutiva... e poi magari dire ai bambini di fare i conti con la calcolatrice perché l'ultimo pedagogo modaiolo dice che se no si stressano.
l'aggiornamento dovrebbe essere obbligatorio (compreso in quelle 36 ore) e gratuito. quest'anno ho fatto un corso di perfezionamento che è stato una goduria.. ed era completamente disciplinare! solo che ci ho speso soldi del mio (magro) stipendio.
il reclutamento se non si cambia la costituzione deve avvenire per concorso. e deve essere seguito da un periodo di pratica con un tutor e da una valutazione periodica. chi deve valutare il lavoro di un insegnante se non altri insegnanti? non gli studenti e le famiglie che non sono competenti. non i presidi (di cui dirò dopo) che metterebbero in atto (lo fanno già) tali e tanti voti di scambio da far impallidire... solo i miei colleghi. esperti e non. non tutto il collegio docenti, solo una commissione che dovrebbe essere rinnovata ogni anno, per impedire favoritismi, e magari essere anche di altre scuole. ovviamente se non si ottiene una valutazione positiva si torna sotto sorveglianza del tutor e se la cosa continua, aria. la chiamata diretta però è una cagata (vedi sotto).
i presidi dovrebbero sdoppiarsi: uno che fa il manager e si occupa di questioni organizzative e amministrative e uno che si occupa della didattica. ci manca una figura di riferimento a cui rivolgerci se abbiamo dei problemi, qualcuno che giri per la scuola ed entri nelle classi, che richiami i ragazzi e i docenti che non si comportano bene (ovviamente non i secondi in presenza dei primi come ogni tanto accade...). così com'è adesso non va affatto bene. i presidi guadagnano di più quando hanno più studenti (e di qui il velato invito a non bocciare...), quando hanno più studenti con handicap (indipendentemente da come vengono seguiti) e tendono ormai a vedere gli alunni e le famiglie come utenti (che solo la parola mi fa schifo, riferita ad un discente). così l'unico loro timore è quello che qualche genitore faccia ricorso perché hai guardato storto suo figlio o perché addirittura lo hai bocciato.. e non è un bel vivere, vi assicuro. stando così le cose, chi ha davvero l'ingenuità di credere che i presidi, se potessero assumere per chiamata diretta, preferirebbero un docente "bravo" a uno che non crea problemi (e promuove serenamente)? non ne hanno alcun interesse.
dimenticavo: il merito... ma cos'ha questa parola di tanto libidinoso da affascinare così tanto? dico un'ovvietà: devo fare bene il mio mestiere, se no aria. la questione non è premiare chi lavora bene, che fa solo il suo dovere, è mandar via chi cazzeggia! detto questo, se si parla invece di progressione di carriera allora è un altro paio di maniche... sarebbe auspicabile che anche per gli insegnanti ci fosse la possibilità di diventare "ordinario". ma per favore lasciamo perdere i progetti legati al pof, a meno che essi non abbiano una chiara connotazione disciplinare. mi spiego: se dovessi pensare che farà carriera il mio collega che si occupa della valutazione della scuola (facendo questionari con domende tipo " pensi che i tuoi insegnanti siano gentili?") o quello che approva i viaggi d'istruzione, o quello che ha il corso di yoga... mi si rivolterebbero le budella. per una eventuale progressione di carriera deve contare la tua esperienza e la tua cultura, non le cagate che ti sei inventato di fare solo per raggranellare qualche soldo in più. si deve progredire per concorso e per valutazione sulle competenze (con prevalenza disciplinare ma senza tralasciare quelle informatiche, legislative e didattiche). maniaci progettatori e funzioni obiettivo niet.
e i precari? qui non so, francamente, come si possa risolvere la questione senza salvare capra e cavoli. però così no, orcaeva... c'è gente che ha lavorato per almeno nove anni (l'ultimo concorso ordinario è del 2000 o forse anche del 1999, era quell'inverno lì) e se hanno lavorato vuol dire che il posto per loro c'era, facevano comodo per raccogliere i pomodori da settembre a giugno... e adesso tutti a casa, abbiamo scherzato? se si risentono non hanno tutti i torti! forse sarebbe il caso di congelare tutto per un po' di anni, mettere in ruolo almeno chi ha una certa anzianità di precariato (previo concorso, ovviamente) e riparlarne fra quattro o cinque anni elaborando nel frattempo un'altra strategia... e tornare all'organico funzionale non sarebbe una cattiva idea.
Champ, ho risposto almeno a qualcosa?
per spiegare perché penso queste cose devo anche dire che la mia situazione, ultimamente, non è delle più leggere: ho una certa età e la pazienza comincia a farmi difetto, negli ultimi anni ho insegnato matematica in un professionale (dove sta il 30% dei fanciulli che proseguono dopo le medie, quindi non è un'isoletta), che credo sia una delle cose più frustranti... mi ritrovo a fare la baby sitter, la maggior parte delle volte, ma non è per questo che ho studiato tanto. mi trovo costretta a ridurre il programma di anno in anno e ultimamente ho dei totali analfabeti matematici. le famiglie sono inesistenti e gli alunni sono dei piccoli teppisti, nei casi più fortunati... e sono sconsolata. perché vedi, Champ, parlate troppo spesso di questioni "burocratiche", ma i problemi della scuola sono altri e ben più gravi. il problema è che i ragazzi sanno sempre meno, e crescono sempre più ignoranti e più ignoranti sono più cadono preda delle sirene della tv (veline, tronisti e calciatori, per citare i meno dannosi) e voteranno sempre più per il nano che li rincoglionisce...
non credo in una scuola che promuove tutti, credo in una scuola che mette tutti nella condizione di essere promossi, ma questa condizione non si raggiunge senza rigore, a partire dalle elementari. dove per rigore intendo che le cose si devono insegnare bene, poche ma buone, a tutti e chi non ha imparato, dopo che è ststo fatto tutto, ma proprio tutto per aiutarlo, si ferma e ripete. il fatto che nella scuola dell'obbligo si cerchi di fare di tutto e di più, (ma alla membro di segugio) senza attendere che tutti abbiano imparato, è quanto di più discriminante possa esistere.
stiamo perdendo una generazione, forse anche due... e non ci rendiamo conto del disastro che ciò comporterà.
è un problema serio che non ottiene la giusta attenzione da parte di nessuno: media, governo, addetti ai lavori, famiglie... un numero enorme di persone che fino all'anno scorso hanno insegnato o lavorato in altri ruoli nella scuola (ricordiamoci che ci sono anche gli ATA) quest'anno resteranno a bocca asciutta, a spasso. non perché non siano qualificati ma perché non ci sono più classi in cui insegnare o scuole e segreterie in cui lavorare, a causa della politica della maryfallingstar, che ha tagliato, accorpato, chiuso, ridotto, in nome di vaghi discorsi sul merito, sull'autonomia, sul ritorno al maestro unico... fino a permettere di fare classi con 30 e più alunni, cosa che cozza persino contro le norme sulla sicurezza, a maggior ragione oggi, con la pandemia influenzale in arrivo.
i commenti al post sono stati ovviamente numerosi e articolati e come sempre li ho letti con attenzione (ormai sono scorfano-addicted). verso la fine è arrivato anche il commento di un blogger molto noto, nel quale mi sono imbattuta altre volte e con il quale dissento quasi sempre quasi totalmente, nei contenuti e nei modi. non sono riuscita a tacere e l'ho detto, scusandomi perché mi dispiace fare polemiche in una casa che non è la mia.
vorrei cercare di spiegare perché certe posizioni mi danno sui nervi.
purtroppo sono posizioni sostenute da molti che hanno a che fare con iMille, dico purtroppo perché sarei tendenzialmente piuttosto di sinistra, sarei tendenzialmente piuttosto incline a guardare con speranza al loro movimento, ma quando parlano di scuola mi fanno cadere le braccia e anche altro (ovviamente questo non vale per lo scorfano, che tiene una rubrica lì). ho provato ad intervenire in qualche discussione (qui per esempio mi erano proprio girate ad elica), ne ho seguite molte, perché speravo di trovare una sponda, un po' di interesse per i problemi della scuola, un po' di sane idee... non dico che mi aspettavo di sentire qualcosa di sinistra, ma almeno qualcosa di sensato... invece proprio no. non contenta, ho curiosato su chi scriveva e letto altro di quel che pensavano, ma non ho cambiato idea, anzi. mi sono solo innervosita di più.
per cui, Champ, se vuoi sapere cosa mi dà fastidio, ti accontento. non pensare di essere da solo: quel che dico per te vale più o meno anche per gli altri millini, Scorfano e Giacomo esclusi.
primo: siete un po' spocchiosi, leggermente snob e piuttosto convinti di aver capito tutto e di fare delle affermazioni assolutamente vere. e già questo, a una che ha quasi sempre tanti dubbi, potrebbe bastare.
secondo: quasi nessuno di voi insegna ma vi piace molto pontificare sulla scuola (e sputtanare soprattutto gli insegnanti). temo anche che quasi nessuno di voi abbia a che fare con la scuola nemmeno indirettamente, tipo con un figlio in età scolare o un parente... insomma non avete informazioni di prima mano, non vivete la situazione sulla vostra pelle. quando va bene siete all'università e allora va bene per modo di dire. provate a venire in classe con me per una settimana... forse anche solo per tre giorni potrebbe bastare. almeno vi fareste qualche domanda in più.
terzo: siete affascinati dalle parole della marystar. merito, reclutamento e valutazione sembrano gli unici paradigmi sui quali costruire la nuova scuola. non solo: spesso siete convinti che lei stia davvero facendo una riforma. è uno scempio, non una riforma! c'è differenza, mi pare...
quarto: invece di svelare le cagate che si stanno facendo al ministero ve la prendete con gli insegnanti che sono quasi sempre fannulloni, pagati anche troppo per quello che fanno e che si devono rassegnare a prenderla in quel posto perché ormai non c'è più trippa per gatti...
...mi dispiace, ma non sono d'accordo su quasi nulla.
e, alla rinfusa (perdonatemi, ma le idee viaggiano più veloci delle dita sulla tastiera,) posso dire come la penso su alcune cose.
cominciamo dall'orario di lavoro, che secondo me è uno dei nodi cruciali (e una delle mie fissazioni): fateci stare a scuola per 36 ore alla settimana (ovviamente con un ufficio a disposizione). questo segherebbe le gambe a tutti i doppiolavoristi e a quelli che insegnano solo come ripiego e semplificherebbe la vita a chi lavora con coscienza. se qualcuno provasse a farlo diventare legge le graduatorie si dimezzerebbero, almeno.
la formazione: dobbiamo essere sicuri di avere insegnanti preparati nelle discipline che insegnano, basta con la fuffa didattico-pedagogica. io so e spiego, tu stai zitto e studi. e se non hai voglia, passi lunghi e ben distesi. sto esagerando, spero sia chiaro, e ci sono molte differenze tra la scuola primaria e la secondaria di primo e secondo grado... ma davvero, i deliri che sento spesso sulla didattica e dintorni sono veramente la causa di tanti mali. non posso mettermi a fare il saltimbanco per interessare i miei alunni alla matematica... posso trovare delle strategie, presentare le cose in modi diversi (e lo saprò fare solo se conosco bene la mia disciplina), ma se devo insegnare le tabelline devo sapere le tabelline, a che servono e perché, non conoscere a menadito tutte le questioni riguardanti l'età evolutiva... e poi magari dire ai bambini di fare i conti con la calcolatrice perché l'ultimo pedagogo modaiolo dice che se no si stressano.
l'aggiornamento dovrebbe essere obbligatorio (compreso in quelle 36 ore) e gratuito. quest'anno ho fatto un corso di perfezionamento che è stato una goduria.. ed era completamente disciplinare! solo che ci ho speso soldi del mio (magro) stipendio.
il reclutamento se non si cambia la costituzione deve avvenire per concorso. e deve essere seguito da un periodo di pratica con un tutor e da una valutazione periodica. chi deve valutare il lavoro di un insegnante se non altri insegnanti? non gli studenti e le famiglie che non sono competenti. non i presidi (di cui dirò dopo) che metterebbero in atto (lo fanno già) tali e tanti voti di scambio da far impallidire... solo i miei colleghi. esperti e non. non tutto il collegio docenti, solo una commissione che dovrebbe essere rinnovata ogni anno, per impedire favoritismi, e magari essere anche di altre scuole. ovviamente se non si ottiene una valutazione positiva si torna sotto sorveglianza del tutor e se la cosa continua, aria. la chiamata diretta però è una cagata (vedi sotto).
i presidi dovrebbero sdoppiarsi: uno che fa il manager e si occupa di questioni organizzative e amministrative e uno che si occupa della didattica. ci manca una figura di riferimento a cui rivolgerci se abbiamo dei problemi, qualcuno che giri per la scuola ed entri nelle classi, che richiami i ragazzi e i docenti che non si comportano bene (ovviamente non i secondi in presenza dei primi come ogni tanto accade...). così com'è adesso non va affatto bene. i presidi guadagnano di più quando hanno più studenti (e di qui il velato invito a non bocciare...), quando hanno più studenti con handicap (indipendentemente da come vengono seguiti) e tendono ormai a vedere gli alunni e le famiglie come utenti (che solo la parola mi fa schifo, riferita ad un discente). così l'unico loro timore è quello che qualche genitore faccia ricorso perché hai guardato storto suo figlio o perché addirittura lo hai bocciato.. e non è un bel vivere, vi assicuro. stando così le cose, chi ha davvero l'ingenuità di credere che i presidi, se potessero assumere per chiamata diretta, preferirebbero un docente "bravo" a uno che non crea problemi (e promuove serenamente)? non ne hanno alcun interesse.
dimenticavo: il merito... ma cos'ha questa parola di tanto libidinoso da affascinare così tanto? dico un'ovvietà: devo fare bene il mio mestiere, se no aria. la questione non è premiare chi lavora bene, che fa solo il suo dovere, è mandar via chi cazzeggia! detto questo, se si parla invece di progressione di carriera allora è un altro paio di maniche... sarebbe auspicabile che anche per gli insegnanti ci fosse la possibilità di diventare "ordinario". ma per favore lasciamo perdere i progetti legati al pof, a meno che essi non abbiano una chiara connotazione disciplinare. mi spiego: se dovessi pensare che farà carriera il mio collega che si occupa della valutazione della scuola (facendo questionari con domende tipo " pensi che i tuoi insegnanti siano gentili?") o quello che approva i viaggi d'istruzione, o quello che ha il corso di yoga... mi si rivolterebbero le budella. per una eventuale progressione di carriera deve contare la tua esperienza e la tua cultura, non le cagate che ti sei inventato di fare solo per raggranellare qualche soldo in più. si deve progredire per concorso e per valutazione sulle competenze (con prevalenza disciplinare ma senza tralasciare quelle informatiche, legislative e didattiche). maniaci progettatori e funzioni obiettivo niet.
e i precari? qui non so, francamente, come si possa risolvere la questione senza salvare capra e cavoli. però così no, orcaeva... c'è gente che ha lavorato per almeno nove anni (l'ultimo concorso ordinario è del 2000 o forse anche del 1999, era quell'inverno lì) e se hanno lavorato vuol dire che il posto per loro c'era, facevano comodo per raccogliere i pomodori da settembre a giugno... e adesso tutti a casa, abbiamo scherzato? se si risentono non hanno tutti i torti! forse sarebbe il caso di congelare tutto per un po' di anni, mettere in ruolo almeno chi ha una certa anzianità di precariato (previo concorso, ovviamente) e riparlarne fra quattro o cinque anni elaborando nel frattempo un'altra strategia... e tornare all'organico funzionale non sarebbe una cattiva idea.
Champ, ho risposto almeno a qualcosa?
per spiegare perché penso queste cose devo anche dire che la mia situazione, ultimamente, non è delle più leggere: ho una certa età e la pazienza comincia a farmi difetto, negli ultimi anni ho insegnato matematica in un professionale (dove sta il 30% dei fanciulli che proseguono dopo le medie, quindi non è un'isoletta), che credo sia una delle cose più frustranti... mi ritrovo a fare la baby sitter, la maggior parte delle volte, ma non è per questo che ho studiato tanto. mi trovo costretta a ridurre il programma di anno in anno e ultimamente ho dei totali analfabeti matematici. le famiglie sono inesistenti e gli alunni sono dei piccoli teppisti, nei casi più fortunati... e sono sconsolata. perché vedi, Champ, parlate troppo spesso di questioni "burocratiche", ma i problemi della scuola sono altri e ben più gravi. il problema è che i ragazzi sanno sempre meno, e crescono sempre più ignoranti e più ignoranti sono più cadono preda delle sirene della tv (veline, tronisti e calciatori, per citare i meno dannosi) e voteranno sempre più per il nano che li rincoglionisce...
non credo in una scuola che promuove tutti, credo in una scuola che mette tutti nella condizione di essere promossi, ma questa condizione non si raggiunge senza rigore, a partire dalle elementari. dove per rigore intendo che le cose si devono insegnare bene, poche ma buone, a tutti e chi non ha imparato, dopo che è ststo fatto tutto, ma proprio tutto per aiutarlo, si ferma e ripete. il fatto che nella scuola dell'obbligo si cerchi di fare di tutto e di più, (ma alla membro di segugio) senza attendere che tutti abbiano imparato, è quanto di più discriminante possa esistere.
stiamo perdendo una generazione, forse anche due... e non ci rendiamo conto del disastro che ciò comporterà.
domenica 21 giugno 2009
invalid INVALSI
sono un po' in imbarazzo nel farlo, ma credo che questa storia vada comunque raccontata.
il 18 giugno si è svolta la prova nazionale di italiano e matematica, per tutti gli studenti di terza media, prova fornita direttamente dall'INVALSI per tutto il territorio nazionale. una prova analoga era stata data anche l'anno scorso, ma in via un po' sperimentale, lasciando libere le commissioni di valutarla o meno ai fini del voto dell'esame. quest'anno la cosa si è fatta un po' più seria: il punteggio della prova (determinato da un'apposita griglia che il ministero, bontà sua, questa volta ha fornito) verrà trasmesso anche all'INVALSI ed concorrerà alla valutazione finale. gli insegnanti temono che serva a valutare gli apprendimenti, la scuola e, di riflesso, loro stessi. e sono entrati un po' nel panico. già l'anno scorso pare che ci sia stato qualche aiutino in qualche scuola, per rassicurare gli studenti, per non fare brutta figura... chissà. quest'anno le cose non sembra siano cambiate, almeno a sentire i miei colleghi.
il 18 giugno si è svolta la prova nazionale di italiano e matematica, per tutti gli studenti di terza media, prova fornita direttamente dall'INVALSI per tutto il territorio nazionale. una prova analoga era stata data anche l'anno scorso, ma in via un po' sperimentale, lasciando libere le commissioni di valutarla o meno ai fini del voto dell'esame. quest'anno la cosa si è fatta un po' più seria: il punteggio della prova (determinato da un'apposita griglia che il ministero, bontà sua, questa volta ha fornito) verrà trasmesso anche all'INVALSI ed concorrerà alla valutazione finale. gli insegnanti temono che serva a valutare gli apprendimenti, la scuola e, di riflesso, loro stessi. e sono entrati un po' nel panico. già l'anno scorso pare che ci sia stato qualche aiutino in qualche scuola, per rassicurare gli studenti, per non fare brutta figura... chissà. quest'anno le cose non sembra siano cambiate, almeno a sentire i miei colleghi.
...da mia moglie la dirigente ha ordinato di dettare le risposte (naturalmente lo ha fatto in modo velato, dando ufficialmente l'impressione di voler evitare i sotterfugi, ma condendo il tutto con tanti ma che si capiva benissimo quello che voleva) e così si è fatto, naturalmente sempre con tatto.
...una ragazzina intervistata a Radio3 è uscita molto emozionata e soddisfatta dalla prova dicendo che comunque gli insegnanti non li hanno lasciati soli nelle difficoltà.
...Se si ventila l'idea - e l'dea è ventilata - che i finanziamenti alle scuole siano collegati a tali prove di verifica il problema è serio. Occorre svincolare le questioni di una rilevazione oggettiva (sacrosanta) da quella più generale del suo uso.
...ieri ho trascorso un torrido pomeriggio a ripetere 1742 volte A, B, B, C, D, A, D, Ancona, Domodossola, Como, Bologna, Bologna, Ancona, 0, 1, 2, Domodossola, .... alla mia collega di lettere che anneriva pallini su apposite schede predisposte dall'INVALSI per la raccolta dei dati (per la verità, abbiamo fatto a turno ad annerire perché dopo un po' i pallini tendevano ad assumere vita propria e ballavano festosi, beati loro, sulla scheda!)
questi sono alcuni commenti da varie mail, altri, riguardanti prevalentemente la prova di matematica, si trovano qui.
un mio collega con il quale sono sempre particolarmente in sintonia, scrive:
Quindi siamo a questo.
Le prove proposte dall'insegnante medesimo si fanno seriamente e gli studenti hanno paura, anche se nessuno boccia. Invece le prove che giungono da Roma, qualunque siano, fanno paura più che altro ad insegnanti e presidi. Tutti uniti contro la minaccia, si copi e si detti. Ha del miracoloso la spontaneità dell'alleanza suscitata in simili occasioni dal pericolo esterno.
Pazienza se così si compromette proprio la principale funzione di questa prova: comparare i risultati nelle proprie classi con riferimenti locali e nazionali, favorire l'autovalutazione delle scuole...
Il dubbio è: meglio disporre di informazioni statistiche distorte, potenzialmente fuorvianti (non accidentalmente o uniformemente, ma in maniera sistematica e contraria agli esiti in condizioni corrette: la probabilità di comportamenti fraudolenti è ovviamente negativamente correlata alla qualità dell'insegnante), oppure meglio non averne affatto (perlomeno non costa nulla, né per costruire e somministrare la prova, né per cercare di scorporare a posteriori gli effetti da "teacher cheating" o l'omissione di vigilanza)?
insomma abbiamo un problema.
no, non so affatto come risolverlo. ma mi vengono in mente alcune cosette.
primo: odio le verifiche a crocette, saranno anche facili da correggere, molto obiettive, ma sono sterili. e a volte ho l'impressione che stiamo allevando una generazione che saprà solo fare crocette. secondo: l'idea di valutare le scuole attraverso prove di questo tipo (e magari fornire finanziamenti im maniera proporzionale alla buona performance degli alunni) mi sembra estremamente stupida. il lavoro che si fa è molto più complesso e inoltre senza confrontare situazioni in ingresso con situazioni in uscita, non si capisce nulla. terzo: qualche paese (inghilterra e USA, se non sbaglio) ha già provato procedure di questo tipo e sta tornando sui suoi passi... non vedo perché la nostra esterofilia ci deve far copiare sempre le cose mal riuscite.
ma resta il fatto che di valutazione si deve parlare e che dobbiamo trovare un modo per essere valutati, noi e le nostre scuole.
mercoledì 17 giugno 2009
cattiva condotta
toh, guarda un po' cosa dice l'OCSE... e chissà quanto ci hanno speso! se chiedevano a me glielo dicevo gratis.
lunedì 15 giugno 2009
meriti e utilità
non amo particolarmente Giorgio Israel, ma mi sento quasi totalmente d'accordo con quanto scrive sul merito.
così come sono contenta che finalmente qualcuno abbia trovato il coraggio di dire che insegnare l'utile non serve a niente.
così come sono contenta che finalmente qualcuno abbia trovato il coraggio di dire che insegnare l'utile non serve a niente.
probabilmente verranno tacciate come idee di destra, da certa sinistra che ci gira intorno e ci marcia in modo losco. ma a me l'idea che veniamo valutati dai presidi a seconda di quanti progetti sul tango argentino abbiamo fatto... francamente mi ripugna.
così come sono stanca di sentirmi dire che devo spiegare a cosa serve tutto quello che spiego. le cose si imparano perché è proprio l'imparare che serve. continuiamo a pensare che dobbiamo insegnare quel che serve nel mondo del lavoro senza pensare che quando gli studenti saranno diventati lavoratori probabilmente le cose utili, finalizzate, specifiche che avranno imparato, saranno vecchie. invece uno studente che sa imparare non avrà mai problemi.
stiamo facendo morire la cultura e stiamo creando tanti piccoli automini, capaci solo di guardare la tv e avvitare sempre la stessa vite...
ma già, gli automini sono più comodi. mica pensano...
domenica 14 giugno 2009
separazione di carriere
è sempre lo scorfano a stuzzicarmi...
diciamo che nella scuola ci sono tre componenti fondamentali: insegnanti, famigie e studenti. io sono dell'idea che gli insegnanti (preparati, aggiornati e possibilmente ben pagati) debbano insegnare, le famiglie educare e gli studenti apprendere. ma non c'è apprendimento se non c'è fiducia reciproca e non c'è fiducia se non c'è rispetto. ay, there's the rub... perché il rispetto non si sa più cos'è.
e non parlo del rispetto degli insegnanti verso gli studenti, quello posso dire con serenità che c'è, in buona misura, nella quasi totalità dei casi. manca il rispetto degli alunni e delle famiglie verso noi insegnanti. con il mio DS ne ho discusso spesso: lui sostiene che il rispetto dobbiamo guadagnarcelo, meritarcelo, io sostengo che il rispetto ci è dovuto. credo che ci sia un rispetto che si deve, a prescindere, ai nostri superiori. magari la stima uno se la guadagna, l'affetto anche, ma il rispetto io lo devo al mio capo (che mi piaccia o no, magari in cuor mio posso anche considerarlo uno stronzo) e i miei alunni lo devono a me. punto. e per rispetto non intendo che si devono alzare in piedi quando entro in classe (anche se un minimo di buona educazione non guasta mai), intendo che devono fare quel che dico io (magari mandandomi in cuor loro a quel paese) e soprattutto "fidarsi" di quel che gli dico di fare. dentro al rispetto, in un certo senso, c'è la fiducia e senza fiducia l'efficacia dell'azione didattica va a farsi benedire...
parentesi: mi sono iscritta alla prima liceo nel '68, quindi sono della generazione che "contestava" (parola desueta) il potere costituito. nelle nostre lotte vi assicuro che non abbiamo mai perso questo tipo di rispetto per i nostri insegnanti, non ci saremmo mai insegnati di dire "lei non dovrebbe spiegare così, dovrebbe spiegare cosà" oppure "non deve mettere questo voto ma quest'altro"... cose che mi sono capitate, come mi è capitato di sentirmi dire da una mamma delle alunne di quella quarta: "lei e mia figlia quest'anno non vi siete prese". prese? ma io non devo prendere nessuno. io devo spiegare metematica e fine. se poi sono o non sono simpatica, sono o non sono affascinante (nel senso didattico del termine), amen. l'importante, in classe, è la mia competenza matematica, non se sono più o meno simpatica. chiusa parentesi.
andiamo avanti... che c'entrano i genitori e le famiglie?
i genitori sono entrati come componenti della vita scolastica negli anni '70, con i famosi "decreti delegati": si costituivano organi collegiali (consigli di classe, d'istituto, di circolo...) ai quali erano chiamati a far parte anche i genitori. credo sia l'esempio di come una grande conquista si possa tradurre in un fallimento. la scuola e le famiglie sarebbero dovute entrare in contatto per scambiarsi informazioni ed aiuto ma in realtà le cose non vanno più così da tempo. perché?
mi sa che c'è un rub anche qui: mi giudicate troppo di parte se dico che nel frattempo è arrivato lo psiconano e che ci ha rincoglioniti tutti?
quanto ha contato la tv commerciale con il suo contorno di veline, ruote della fortuna e mariedefilippi, nel formarsi e affermarsi di una (non)cultura basata sul successo facile, sul disprezzo per il sapere, per il guadagnarsi il pane col sudore della propria fronte? quanto ha contato nell'affermarsi dell'idea che se non sei "furbo" e non hai un sacco di soldi non vali nulla? e chi siamo noi insegnanti? tutto l'opposto: pochi soldi, molta fatica (checché ne pensino i più), sacrifici e cultura. e chi ha rispetto per noi, ormai?
mi sa che c'è un rub anche qui: mi giudicate troppo di parte se dico che nel frattempo è arrivato lo psiconano e che ci ha rincoglioniti tutti?
quanto ha contato la tv commerciale con il suo contorno di veline, ruote della fortuna e mariedefilippi, nel formarsi e affermarsi di una (non)cultura basata sul successo facile, sul disprezzo per il sapere, per il guadagnarsi il pane col sudore della propria fronte? quanto ha contato nell'affermarsi dell'idea che se non sei "furbo" e non hai un sacco di soldi non vali nulla? e chi siamo noi insegnanti? tutto l'opposto: pochi soldi, molta fatica (checché ne pensino i più), sacrifici e cultura. e chi ha rispetto per noi, ormai?
e se non bastasse il rincoglionimento mediatico, c'è il fatto che la famiglia è andata a farsi friggere. non c'è più, dietro all'alunno, una famiglia che spera nella promozione sociale del proprio figlio attraverso la cultura. c'è piuttosto una famiglia che manda il figlio a scuola come se fosse un centro di permanenza temporanea. non c'è più una famiglia che delega alla scuola l'istruzione, ora si delega l'educazione, perché in famiglia non c'è più tempo, o voglia, di darla. e l'istruzione è un optional, neanche troppo appetibile (tanto dobbiamo prepararli al mondo del lavoro, o ma fare le veline, magari...)
la famiglia pretende che sia la scuola ad educare, che avvisi costantemente dell'andamento didattico e disciplinare del suo figliolo, salvo poi mettere costantemente il naso in questioni didattiche che non le competono. ecco, tutto questo è sbagliato. questo scambio di ruoli non è affatto efficace e non è nemmeno "etico".
così le regole vanno a farsi friggere, assieme al rispetto. ma i ragazzi hanno bisogno di regole, a maggior ragione se non ne trovano in casa. mia sorella (insegnante elementare della vecchia scuola, ora in pensione) dice. "i bambini non sono automobiline che puoi lasciar correre senza freni in autostrada. sono treni e hanno bisogno dei binari".
così le regole vanno a farsi friggere, assieme al rispetto. ma i ragazzi hanno bisogno di regole, a maggior ragione se non ne trovano in casa. mia sorella (insegnante elementare della vecchia scuola, ora in pensione) dice. "i bambini non sono automobiline che puoi lasciar correre senza freni in autostrada. sono treni e hanno bisogno dei binari".
venerdì 5 giugno 2009
sospesi anche loro
la mia scuola è malata.
ok: la Scuola è malata, ma la mia temo lo sia un po' più della norma.
ho già parlato dei miei studenti, arroganti e presuntuosi, ma la settimana scorsa due miei colleghi non hanno trovato di meglio da fare che picchiarsi in corridoio davanti a studenti e altri insegnanti allibiti.
uno dei due è un emerito imbecille, che forse farebbe bene a trovarsi un altro lavoro, anche perché non fa certamente il bene degli studenti, anzi. dall'altro non mi aspettavo un comportamento simile ma pare che ci fosse fra i due della vecchia ruggine, qualche questione irrisolta... insomma è finita a pugni: tutti e due al pronto soccorso.
caso vuole che il collega imbecille scriva in un forum abbastanza seguito ed abbia pubblicato un lungo post che ha avuto largo spazio anche sui giornali. noi che lo conosciamo e sappiamo come (non) lavora abbiamo letto quello che ha scritto come un bel tentativo di autoassoluzione, un bel tema su un bel film che lui si è fatto ma che non è né vero né sincero. dal di fuori, giornali e varia umanità (basta leggere i commenti) ne stanno facendo un martire.
oggi a scuola c'era l'ispettore del ministero incaricato di indagare... già si parla di sospensione dal servizio, forse di trasferimento d'ufficio.
a parte il fatto che non mi sembra meritino entrambi la stessa pena, anche se sono entrambi colpevoli (ma dovrei scendere in particolari un po' sordidi, per spiegare il perché), stavo pensando al prof sospeso perché (pare) ha chiesto ai suoi alunni se volessero fare religione o una materia alternativa... mi domando se le cose stiano proprio come ce le raccontano.
resta il fatto che l'insegnamento della religione cattolica (così si chiama: IRC) viene condotto quasi sempre in modo approssimativo (quando non peggio) da insegnanti approssimati (quando non peggio) e che ritengo sia una vergogna in una scuola laica di uno stato laico.
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domenica 28 settembre 2008
sapere, saperi
quando ero piccola avevo problemi con le tonsille. le frequenti infezioni mi avevano portato a soffrire di reumatismi, tachicardia e soprattutto febbriciattole costanti: qualche linea che cominciava ad affliggermi in novembre e se ne andava in primavera. finiva che stavo a casa da scuola per quasi tutto l'inverno, tanto che la mia (unica, allora) maestra dovette truccare il registro delle assenze per non farmi perdere l'anno. ho un vivo ricordo di queste permanenze forzate a casa... per un po' passavo il tempo a giocare con le bambole, venivano le mie amiche a trovarmi, mi godevo le coccole da malatina. poi mi stufavo. e cominciavo a spulciare fra i libri di mio padre e leggevo.
casa mia è sempre stata un mondo a parte, riguardo ai libri. ne avevamo a centinaia, erano ovunque, persino in cucina. in salotto e nello studio c'erano due librerie enormi, che papà si era fatto fare su misura da un falegname. quando arrivavano i rappresentanti delle case editrici (che allora spesso vendevano porta a porta) mia mamma si metteva le mani nei capelli ma papà aveva le bave alla bocca. non spendeva per nulla salvo che per i libri, i francobolli, le sigarette e la Settimana Enigmistica. credo che l'aggettivo "libridinoso" sia stato inventato per lui. ha trasmesso questo amore, questa passione, anche a noi tre suoi figli e io sto facendo di tutto per trasmetterlo ai miei. con ottimi risultati, per ora.
per cui leggevo... anche le enciclopedie, anzi, soprattutto quelle. l'amore per la lettura, per la ricerca, per la conoscenza, credo mi sia nato così, e non mi ha più abbandonata. internet ora è il paese dei balocchi, per me... sono sicura che lo sarebbe stato anche per mio padre, anche se credo che sarebbe rimasto sempre affezionato, come me, alla carta stampata...
insomma ho letto, ho curiosato, mi sono riempita di "saperi" così tanto che ora i mie figli mi chiedono qualunque cosa, su qualunque argomento, sicuri del fatto che darò loro la risposta giusta. e la cosa curiosa è che di solito è così...
Paolo mi chiama "le so... tutte!". Nichi mi usa come dizionario vivente. Giulia invece tempo fa (dopo l'ennesima domanda strana alla quale avevo risposto correttamente) mi ha guardata scuotendo la testa e dicendo perplessa: "come farò con i miei figli? quando mi chiederanno qualcosa non saprò dare tutte le risposte che tu ci hai sempre dato..."
la cosa mi ha riempita di orgoglio, ovviamente, ma mi ha anche fatto riflettere su quello che i nostri figli (e i nostri studenti) "sanno".
va bene: ho letto tanti libri, ma non ho imparato tutto lì... ero una bimbetta di otto, forse dieci anni, non ero un genio. non sarà la scuola ad essere cambiata?
(continua...)
giovedì 4 settembre 2008
che ne sarà di noi...
un altro post con parole non mie. ma sono parole che voglio ricordare e poter rileggere un giorno o l'altro...
“A scuola tornano i voti”, di Michele Serra.
Forse tradita dall´entusiasmo, il ministro dell´Istruzione (ex pubblica) Mariastella Gelmini guida la folta lista dei ministri super- dichiaranti, annunciando ogni giorno una novità salvifica. Ieri è stato il turno del ritorno al voto, che segue il ritorno del grembiule, il ritorno alla maestra unica, il ritorno della buona condotta e un´altra messe di ritorni, tutti implicitamente o esplicitamente motivati dalla ripulsa del famoso “spirito sessantottino” che con il suo venefico lassismo avrebbe devastato la scuola italiana nel seguente quarantennio. Volendo, si potrebbe obiettare che tutti questi ritorni hanno qualcosa di refluo e di platealmente nostalgico, dunque poco attinente al concetto di “nuovo” e “innovativo” che riluce sulle insegne della destra trionfante. Più che alla scuola gentiliana alludono a quella deamicisiana, con i buoni e i cattivi bene incolonnati sulla lavagna (sempre che arrivino i soldi per comperare il gessetto).Un po´ come se il ministro del Lavoro volesse abolire il weekend lungo, culla della fannullaggine privata e pubblica, quello dello Spettacolo rilanciare la censura, quello degli Interni le cariche a cavallo, e via via rimpiangendo quell´Italietta finto-proba, moralista e classista che il povero Sessantotto provò in effetti a seppellire, salvo poi inciampare, nel 2008, nelle sue ossa bene aguzze. Ma fare il ministro della scuola, in questo paese e con questa scuola depressa e impoverita, è un mestiere così difficile che non regge il cuore a infierire più di tanto. La buona volontà del ministro merita la sufficienza (un “sei politico”, parlando da sessantottini incanutiti), grembiule e voti e maestra unica possono perfino trovare qualche pedagogista consenziente, e pazienza se non una delle novità annunciate è esente da un forte odore di naftalina. Per contro, non c ´è genitore o docente con il sale in zucca che non avverta la necessità di irrigidire qualche regola, e rattoppare qualche falla provocata dal deficit di autorevolezza degli adulti. Quello che però vorremmo infine sapere, da un ministro che annuncia di voler rivoltare la scuola e redimerla dei suoi peccati, è se non crede che, nel pacchetto di provvedimenti che va snocciolando un giorno sì e l´altro pure, manchino almeno due intenzioni ben più strutturali della riforma delle pagelle. La prima intenzione è restituire ai docenti dignità sociale e dunque un censo adeguato, senza il quale è puramente insensato pretendere che le persone di qualità (del Nord e del Sud) puntino alla carriera scolastica. La passione e la vocazione, da sole, non bastavano nemmeno a tenere insieme la scuoletta del Regno, dove pure il maestro e il professore godevano della venerazione di un popolo ancora semianalfabeta: figuriamoci oggi, che l´intero apparato pubblicitario-televisivo (se il ministro non ne ha mai sentito parlare, chieda al suo premier) ha inculcato in grandi e piccini l ´idea che i quattrini sono tutto, e tutto il resto è appena una variabile di scarso interesse. Gli analfabeti si prostravano ai maestri, gli attuali analfabeti di ritorno li disprezzano. La seconda intenzione sarebbe ridare alla scuola pubblica la sua vecchia, indiscussa centralità ideologica (sì, ideologica) che è tutt ´uno con la sua identità, sostanzialmente immutata dal Regno al fascismo alla Repubblica: quella di cardine formativo di un popolo, di uno Stato, di una comunità di cittadini. L´idea balorda e pericolosa – sovversiva, direi, perfino più del Sessantotto… – che la scuola pubblica sia solamente una delle scuole, una delle possibilità formative, non solo ha stornato risorse altrove, ma ha parzialmente svuotato di orgoglio e di certezze l´intero ambiente: esattamente come se le Forze Armate sapessero di essere parificate a eserciti privati, a pari titolo destinatari di denaro pubblico nel nome della “libertà di scelta”. In parallelo, avanzava nel Paese l´idea che “pubblico” fosse comunque sinonimo di inerzia, parassitismo e qualità inferiore: per la prima volta nella storia d´Italia. In una comunità di consumatori e non più di cittadini, di “profili professionali” da valutare e impostare fino dalla prima infanzia e non più di giovani da formare alla cultura e alla dignità personale, come potrebbe mai rimotivarsi una scuola pubblica svilita dai suoi stessi governanti, stretta tra la cultura aziendalista e quella consumista, travolta dalla rivoluzione tecnologica senza poterla affrontare ad armi pari (che fine ha fatto la promessa proto-Berlusconiana di “un computer per ogni studente”?), insicura del suo presente economico e, quel che è peggio, del suo futuro istituzionale? Creda, ministro Gelmini, nessuno può permettersi, con i tempi che corrono, di contrapporre pregiudizi “libertari” ai suoi pregiudizi vagamente autoritari. Ma sconcerta non sentire più, da molto tempo, un orgoglio scolastico che si fondi sull´orgoglio pubblico, sulla volontà politica (tradita anche dai governi di centrosinistra) di fare della scuola di Stato, costi quel che costi, la prima anzi la primissima delle priorità politiche e finanziarie. Gli insegnanti si sentono soprattutto sgridati, accusati di essere impreparati, sciatti, assenteisti e magari meridionali. E il loro essere malpagati, secondo lo spirito dei tempi appare più come una colpa che come un torto subito. Avrebbero bisogno dell´esatto contrario: di un ministro che batta i pugni sul tavolo e pretenda risorse, quattrini e rispetto in pari misura. Un ministro che sia il primo dei docenti e non la loro controparte. Come può pretendere rispetto e stima dagli studenti una scuola che non ha più il rispetto e la stima dei politici che la reggono?
La Repubblica, 29 agosto 2008
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