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mercoledì 11 gennaio 2012

Lila

Dio si fermò un momento dopo aver creato il cane per guardarlo...e seppe che era buono, che non aveva tralasciato nulla, che non avrebbe potuto fare meglio.
(R. M. Rilke)
se dovessi descriverla in una parola, direi testarda. nessuno era bravo come lei a fare quello che voleva e a far finta di non capire che invece non doveva farlo.
poi era una ladra nata: non si poteva lasciare qualcosa da mangiare alla sua portata, fosse anche un misero pezzo di pane (anzi: soprattuto un pezzo di pane!), che lei era bravissima a indovinare quando tu giravi l'occhio per scattare come un serpente a rubarlo. guai a far cadere cibo cucinando: arrivava di corsa. negli anni si è mangiata di tutto: pasta cruda, fritture bollenti, surgelati. qualunque cosa, una volta caduta per terra, era sua. una volta si è fiondata sulla sedia e con le zampe sul tavolo si è divorata wurstel e puré bollenti dal piatto di Paolo. uno degli ultimi san martini di pasta frolla che abbiamo fatto era rimasto sul tavolo, la sera e poche ora dopo ne abbiamo trovato solo le briciole. posso solo immaginare la festa che hanno fatto, lei e sua figlia.
adorava nuotare. l'avessi addestrata per il salvataggio in acqua, sarebbe stata una campionessa. fuori dall'acqua stava seduta con gli occhi fissi sul mare, controllando tutto e tutti. e se qualcuno al largo faceva troppo casino lei strepitava per andare a "salvarlo". per non parlare delle palline tirate in mare perché andasse a riprenderle e dei suoi tentativi di tirare a riva anche le boe...
con l'andar degli anni era si era convinta che le spettasse la condivisione del ruolo di capobranco ed era protettiva con i miei figli: una volta ha tirato una ringhiata al moroso cretino della Nichi solo perché secondo lei si era preso un po' troppa libertà. non le piaceva, e aveva ragione, si è visto poi, e non li lasciava mai soli.
però se qualche volta mi capitava di arrabbiarmi e di alzare la voce lei scappava di sopra, da Nichi o da Giulia, e si metteva sotto il letto. la mamma è arrabbiata e non capisco perché...
se mi vedeva triste mi seguiva senza mollarmi, se mi mettevo a piangere era l'unica a consolarmi, e anche l'unica a vedermi... aveva un sesto senso, come tutti i cani, per capire le tue emozioni. se sono ancora qui credo di doverlo a lei.
spero che stia nuotando felice al largo di Rovigno...

domenica 2 gennaio 2011

loss

...losing love
Is like a window in your heart,
Everybody sees you're blown apart,
Everybody sees the wind blow. *

solo ora, aggiornando la lettura dei blog, apprendo che un caro amico ha perso la persona a lui più cara ...
non credo ci sia nulla che qualcuno può dire, in questi casi, per farti sentire meglio.  
ci sono passata, anche se lui non è morto, anche se a volte penso che sarebbe stato meglio se fosse morto, anche se è più che se fosse morto. lui è ancora lì da qualche parte, ma non con me. e non posso piangere per la sua morte, posso solo piangere la sua perdita.
capisco il dolore e il senso di solitudine che provi quando guardi il letto vuoto. e ti dici sarò per sempre sola, qui, niente più addormentarsi a cucchiaio tra le sue braccia, niente più svegliarsi da un incubo e trovare la sua presenza rassicurante, niente più carezze, niente baci teneri e appassionati. niente. lui è vivo ma l'amore è morto. i miei cari che sono morti davvero vivono con me. ma l'amore mi è morto dentro e nulla lo farà rivivere.
passa, col tempo?  non credo, è solo che ti ci abitui, impari a conviverci, ma non passa.
ieri sera parlavo con Giacomo dell'elaborazione del lutto. temo di essere ferma alla rabbia: dopo aver inveito contro tutto e tutti comincio a ritirarmi in me stessa. o forse oscillo tra la rabbia e la depressione, perché il senso di sconfitta che provo è enorme. ma non sono mai passata per la fase della negoziazione, non sono mai riuscita a riprendere il controllo delle mia vita cercando di riparare il riparabile.
vivo?  più che altro sopravvivo. vive il complementare di me, tutto quello che sono fuori. ma io, dentro, sono in stand by.

* Graceland, Paul Simon

sabato 3 luglio 2010

a Venezia fa caldo, ma si tira avanti

sto facendo gli esami di maturità a Venezia. ovviamente avevo chiesto qualunque sede tranne il centro storico, ma lassù non hanno capito... arrivare fin lì è allucinante: devo prendere il treno, poi il vaporetto, poi fare un pezzo di strada a piedi: questa settimana mi sono alzata alle 5 di mattina, che per una che dorme volentieri anche fino a mezzogiorno è un atto di violenza. i primi giorni ho provato a fare tutta la strada a piedi, ma non ce l'ho fatta: troppo peso da portare in giro sulle ginocchia artritiche. così imparo a ingrassare a dismisura. insomma la cosa è un po' devastante, ma stringo i denti e penso che così avrò un po' di soldi in più per Rovigno. che mi servono davvero.
Venezia è un posto strano, ma descrivere la sua stranezza è complicato, perché la vita vi scorre con ritmi diversi. in questi giorni ho passato momenti di odio totale per i ponti, per il caldo, per i negozi di falsi souvenirs che sono nati come funghi, e momenti di vero rapimento per le calli strette nelle quali un gatto è disteso a cogliere un po' di fresco, per i giardini nascosti che si intravedono dietro a vecchi cancelli, per le case cadenti che sono gioielli del passato, sfioriti ma ancora meravigliosi. e i vecchi, i tanti venessiani che non vogliono mollare la loro città anche se viverci è complicato, trascinando il carrello della spesa su e giù per i ponti, prendendo il vaporetto, dovendo pagare tutto a prezzi turistici.

non facevo la maturità da qualche anno e i ragazzi mi sembrano, nel complesso, peggiorati. non dicono grosse scemenze e sono anche discretamente preparati, chi più chi meno (in matematica molto meno, ma non infierisco). il problema è che non sanno parlare. non è un problema da poco: se alla domanda "cos'è il dominio della funzione" uno mi risponde "il dominio si calcola così e così" significa che le sue capacità logiche sono scarsine (sorvolando sul fatto che il dominio non si calcola ma si individua, e che comunque non lo sa né calcolare né individuare, ma vabbè queste son pignolerie). e poi è tutto un "ho portato Pirandello" e "mi collego con italiano". occhèi, siamo in un professionale, ma mi dicono che al liceo le cose non sono molto diverse e la cosa non mi consola affatto.

e giusto per aggiornare il mio ultimo post: ieri in treno ho trovato un collega che non vedevo da tempo e che lavora distaccato in uno degli uffici dell'usr (quello che una volta si chiamava provveditorato, per capirci). gli ho raccontato del corso che ho appena fatto e mi ha detto "scordati di poter utilizzare quel titolo. il nuovo regolamento sulla formazione non verrà approvato e tutti quelli che lavoravano per le ssis saranno tenuti fuori dalla nuova formazione degli insegnanti". che gioia!
Rovigno, mi serve Rovigno. e asilo politico in Croazia.

giovedì 24 dicembre 2009

vigilia

... e dopo aver fatto tutte le spese, superato una crisi di ansia mostruosa, salutato paolo che va con suo padre per natale, nichi ed io stiamo preparando biscotti e cioccolatini, guardando love actually e impacchettando regali.
sto bene, sto bene... sto per morire!

martedì 22 dicembre 2009

natale, maledetto natale

vorrei addormentarmi adesso e svegliarmi quando tutte le feste saranno passate.
o anche dopo.

lunedì 7 dicembre 2009

anniversari

trent'anni fa a quest'ora probabilmente ero sveglia a pensare che di lì a poche ore mi sarei sposata.

mercoledì 11 novembre 2009

san martino


credo sia la prima volta in tanti anni (da quando Giulia era piccola, quindi una ventina, almeno) che non preparo il san martino di pasta frolla da mangiare stasera... e non dico altro.







upgrade: in realtà, nei commenti c'è altro...