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lunedì 18 ottobre 2010

i salvati

sono al Liceo da un mesetto, ormai. mi sento in paradiso, davvero. a parte che devo studiare un po', prima di far lezione, a parte la stanchezza, i 120 e passa nuovi alunni di cui non imparerò mai i nomi,  le classi di 30 persone, a parte le due sedi... dopo anni vado a scuola senza angoscia, posso ridere, scherzare, parlare di storia, di logica, di filosofia... insomma una goduria. e mi sono riconciliata con le generazioni dei ragazzini: questi sono sani, sono bravi, forse c'è speranza, per il futuro... 
però... però mi restano nel cuore i poveretti che ho lasciato nei professionali. che si fa per loro?

giovedì 25 febbraio 2010

se atene piange... ovvero. tutto il mondo e paese

beh, pare che una scuola del Rhode Island abbia deciso di licenziare buona parte dei docenti e del personale amministrativo (preside compreso) a causa degli scarsi risultati ottenuti dagli studenti che, per circa la metà, non riescono a raggiungere risultati soddisfacenti. agli insegnanti era stato chiesto di restare a scuola per una mezzoretta in più, di organizzare degli interventi a sostegno degli studenti, di frequentare un corso di aggiornamento e di pranzare con loro una volta alla settimana ma i sindacati non hanno accettato e da qui la lettera di licenziamento che avrà effetto dall'ultimo giorno di scuola di quest'anno.
la notizia fa riflettere... evidentemente non siamo gli unici ad avere questi problemi. temo però che da noi non sia ancora arrivata del tutto l'onda lunga delle conseguenze di scelte "esterofile". semplifico, ma il nocciolo del problema è questo: abbiamo fatto man bassa di tutte le "mode" che negli states andavano per la maggiore, senza valutarne l'effettiva efficacia ma semplicemente perché se lo facevano gli americani chiaro che era qualcosa di buono...
ho cercato resoconti e commenti, per esempio qui e qui. mi sembra che ci sia in giro la stessa aria che tira da noi: gli insegnanti sono fannulloni, prendono un sacco di solti (attorno ai 75 mila $, pare, che non è poco, ci metterei la firma), insegnare è una missione... ma anche un bellissimo "siccome gli alunni e i genitori non si possono licenziare, l'unica cosa che si fa è licenziare gli insegnanti"...
se è vero che in america sono sempre un passo avanti, colleghi, siete avvisati.

venerdì 4 settembre 2009

meritiamo ancora qualcosa...

nel post di ieri mi è rimasta fuori qualche questione (anzi tante ma devo piantarla di scrivere qui e darmi da fare con le tesine, ostrega!). due righe sole perché non posso sempre sproloquiare dallo scorfano...
merito, di cui ieri ho parlato ma tralasciando quello degli studenti. sarei tentata di dire che tanto non ce n'è molto, ma lasciamo perdere. premetto che vale lo stesso discorso di ieri: in sostanza, non c'è nessun merito nel fare il proprio dovere. se si sceglie di andare a scuola si studia, se no vai ad arare i campi, che fra parentesi è un lavoro bellissimo. come dice Lucio Russo (ingiustamente odiato da tanti, soprattutto a sinistra, perché ha il coraggio di dire pane al pane), non è che dobbiamo essere tutti dottori. e se sei a scuola non è che fai il tuo dovere prendendo tutti sei per il rotto della cuffia, devi imparare bene, diciamo almeno da sette... e con questo arriviamo alle eccellenze, che in mancanza di merito sono ben rare, ma che dovremmo valorizzare... diamogli una borsa di studio, permettiamogli di frequentare l'università, che altro si deve fare? (ma ci sono fondi? nella mia scuola professionale c'è qualcuno di meno peggio degli altri, che magari vorrebbe andare all'università, ma ha un sacco di problemi con i test d'ingresso. volevo organizzare dei corsi di preparazione per loro, ne erano entusiasti, ma il mio preside non mi ha finanziata... vabbè, non sono eccellenze ma eccezioni, però...)
ancora una volta il problema è mal posto, soprattutto grazie a quelli che del merito si inebriano.
più che valorizzare le eccellenze dovremmo fare in modo di capire le individualità. ne ho scritto qui e anche qui. da un punto di vista e per una storia completamente personali, è vero, ma come mio figlio ce ne sono migliaia.
ripeto: dobbiamo mettere tutti in condizione di essere promossi ma dopo averlo fatto non dobbiamo avere paura di bocciare perché solo così metteremo in risalto il merito. promuovere tutti per paura dei ricorsi, perché se no sballano le statistiche sul successo scolastico degli alunni, perché "sì, non ha le competenze ma ha socializzato con i compagni" e quanto di più deleterio possiamo fare per i nostri alunni.
il problema sono i sommersi non i salvati. e capire perché affogano.

P.S. mio figlio è stato bocciato, quest'anno, in prima liceo. e la bocciatura ci stava tutta. se la meritava.

giovedì 23 luglio 2009

bastoncini

a casa per quarantott'ore, per lavare, stirare e vaccinare la gatta, trovo quest'articolo di Luca Ricolfi, intitolato La scuola ha smesso di insegnare, che dice un paio di cose che da qualche tempo penso sempre più spesso... soprttutto queste:

La realtà è che la maggior parte dei giovani che escono dalla scuola e dall’università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano.
Non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto. Hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. Hanno perso la capacità di concentrarsi, di soffrire su un problema difficile. Fanno continuamente errori logici e semantici, perché credono che i concetti siano vaghi e intercambiabili, che un segmento sia un «bastoncino» (per usare un efficace esempio del matematico Lucio Russo). Banalizzano tutto quello che non riescono a capire.

La generazione che ha oggi fra 50 e 70 anni ha la responsabilità di aver allevato una generazione di ragazzi cui, nei limiti delle possibilità economiche di ogni famiglia, nulla è stato negato, pochissimo è stato richiesto, nessuna vera frustrazione è mai stata inflitta. Una generazione cui, a forza di generosi aiuti e sostegni di ogni genere e specie, è stato fatto credere di possedere un’istruzione, là dove in troppi casi esisteva solo un’allegra infarinatura. Ora la realtà presenta il conto.

Forse, a questo punto, più che dividerci sull’opportunità o meno di bocciare alla maturità, quel che dovremmo chiederci è se non sia il caso di ricominciare - dalla prima elementare! - a insegnare qualcosa che a poco a poco, diciamo in una ventina d’anni, risollevi i nostri figli dal baratro cognitivo in cui li abbiamo precipitati.

giovedì 16 ottobre 2008

vietato l'ingresso agli extracomunitari e ai cani

mi domando cosa accadrà ancora.
si dichiara di voler riformare la scuola mentre in realtà le proposte riguardano l'abbigliamento, il voto di condotta, una numero di tagli di personale pari a 20 volte quello minacciato per l'Alitalia (ma per la scuola nessuno si straccia le vesti) e ora questo che viene spacciato come aiuto alla vera integrazione ma in realtà è ghettizzazione.
è vero, ci sono molti alunni stranieri che parlano poco e male l'italiano, che a volte creano problemi ma che spesso (soprattutto alle elementari) sono un arricchimento per la classe. la soluzione sarebbe affiancare ad ogni classe con alunni stranieri un mediatore culturale, potenziare l'insegnamento dell'italiano. ma no, troppo facile. meglio metterli tutti assieme (che lingua impareranno tutti assieme, poi?) e aspettare che siano in grado di conoscere la nostra cultura, i nostri usi e costumi. poi, quando saranno in grado di sapere che per diventare presidente del consiglio bisogna essere molto ricchi e molto imputati, e che per diventare Giudice della Consulta giova essere imputato di favoreggiamento nei confronti del presunto stragista Delfo Zorzi (Piazza della Loggia) ... poi li ammetteremo in classe con i bravi (?) alunni italiani, ma solo in percentuale bassa, proporzionata al numero complessivo di alunni, se no diventano una maggioranza e magari si accorgono che li abbiamo trattti male....
non ho parole, solo parolacce.

sabato 8 marzo 2008

caro DS ti scrivo

vorrei mandare questa lettera al Dirigente Scolastico della scuola di mio figlio. ma non so che effetto farebbe. intanto guardo che effetto fa qui.



gent.ma prof.

le scrivo per parlarle di mio figlio Paolo, 14 anni fra due mesi, che ha frequentato i suoi primi otto anni di scuola (ora è in terza media) presso l'IC che lei dirige.

le sue insegnanti della materna lo avevano definito "divergente", senza spiegarci che la divergenza nei bambini non è una malattia, ma un atteggiamento dello spirito, un'attitudine alla creatività, a volte. le sue maestre dei primi due anni di elementari non ne furono contente: Paolo non si inquadrava nei tipi prefissati di alunno ai quali erano abituate. non riuscivano a comunicare con lui, a instaurare un rapporto affettivo, non riuscivano a farlo lavorare, a farlo partecipare alla vita della classe... insomma, anche se il suo comportamento non era come quello dei suoi compagni che si tiravano le sedie l'un l'altro (Paolo si limitava a guardare il soffitto e a canticchiare tra sé), lui "dava fastidio", "faceva venire i nervi" e dopo qualche mese mi dissero: "con noi non lavora, lo segua lei al pomeriggio". non ero molto d'accordo con questa impostazione (che difatti portò Paolo a non aprire nemmeno più il quaderno in classe perché "tanto faccio a casa con la mia mamma"), ma portai pazienza. ovviamente il mio insegnamento pomeridiano tamponò solo in parte la situazione e soprattutto non contribuì a far nascere in mio figlio l'amore per la scuola e per lo studio. come non vi contribuirono le maestre che lo portavano nelle altre classi per svergognarlo davanti agli altri alunni ("vedete questo bambino? non è ancora capace di scrivere!") né le svariate occasioni in cui veniva deriso in classe sua, né il tempo che passava con le bidelle perché la maestra "non lo sopportava più in classe".

dalla terza elementare cambiò classe. e qualcosa si stava risistemando: stava cominciando a raggiungere i suoi compagni, a non essere più l'ultimo in tutto, a riprendere un po' di fiducia in sé stesso. purtroppo in famiglia ce ne capitarono di tutti i colori e tutto andò di nuovo per il verso sbagliato...

alle medie la situazione è peggiorata. la classe è numerosa e gli insegnanti non hanno tempo di seguire un alunno che non sta alle regole del gioco.

quello che mi preoccupa, al di là dei brutti voti, è che Paolo continua a non trovare un "senso" nella scuola, nello studio. e non aver trovato nessuno (a parte l'insegnante di musica) che gli desse un po' di fiducia, lo ha convinto di essere sconfitto, perdente, escluso. i suoi compagni lo prendono serenamente in giro senza che gli insegnati se ne preoccupino, anzi, a volte si associano alle battute. a me non importa se non gioca a calcio come i suoi compagni e sono contenta che sia l'unico della sua classe che non bestemmia, anche se è l'unico a non fare religione. e non mi impporta nemmeno se non conosce tutti i nomi dei tronisti e delle veline, sono più contenta che sappia chi é Marco Travaglio. ma il non essere "conforme" evidentemente non crea problemi solo a lui, ma anche ai suoi insegnanti, che non pensano a nessuna strategia per recuperarlo, se non dirmi (ancora) "lo segua lei al pomeriggio".

l'anno prossimo dovrà fare le superiori, ma con che forza, con che spirito?


vede, gent.ma prof. se sono così preoccupata è perché insegno anch'io e sto cominciando ad essere molto preoccupata di dove sta andando la scuola (la sua in particolare e quella italiana in generale), non solo di dove andrà mio figlio.

non mi è facile scrivere queste cose, perché mi sento divisa fra il ruolo di mamma e quello di insegnante. bambini come Paolo ne vedo molti, appena un anno più grandi, nelle mie prime classi. insegno in un professionale, dove voi inviate tutti quelli alunni che non escono dall'esame con più di "sufficiente". che sono tanti, visto che ai professionali ci va quasi un terzo dei licenziati dalla media. sono bambini essenzialmente non scolarizzati, ma che avrebbero avuto buone potenzialità, che forse potevano essere buoni studenti... mi pesa entrare nel merito delle scelte didattiche dei docenti, ma mi domando e le domando: non pensate che ci sia qualcosa da riconsiderare leggermente?

faccio parte di un'associazioni di insegnanti di matematica che per statuto desidera promuovere una scuola "che non escluda", ma mi pare che la sua scuola, cara prof., escluda, e molto.

leggo nel vostro POF:

La scuola realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi, in questa prospettiva, per il successo scolastico di tutti gli studenti, con una particolare attenzione al sostegno delle varie forme di diversità, di disabilità o di svantaggio. Questo comporta saper accettare la sfida che la diversità pone: innanzi tutto nella classe, dove le diverse situazioni individuali vanno riconosciute e valorizzate, evitando che la differenza si trasformi in disuguaglianza...

avete letto bene quanto c'è scritto o è stato solo un copiaincolla dalle indicazioni del Ministero? cosa è stato fatto per Paolo? cosa è stato fatto per quel terzo di alunni che indirizzate ai professionali? e per tutti quelli che odiano la matematica?
continua...