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venerdì 5 febbraio 2010

cpt scuola

insomma, credevo che la mia scuola fosse il bronx, ma vedo che sia LGO sia lanoisette (e basta leggere i commenti per trovare altre esperienze) hanno problemi simili ai miei. rappresentiamo un campione significativo? beh, un liceo, una media, un professionale: tre sole scuole, d'accordo, prese a casaccio, ma temo che rispecchino abbastanza fedelmente la realtà generale...
il mio problema, in classe, non è tanto insegnare la matematica, quanto un minimo di regole di convivenza civile. lo metterò fra gli obiettivi didattci, un giorno o l'altro (in quelle relazioni che nessuno legge mai): che restino vivi fino alla fine dell'anno.
nell'ultima settimana gli alunni della mia scuola hanno spalmato le pareti dei bagni con vilascioimmaginarecosa. ieri invece, con quel poveretto alle prime armi che mi sostituisce, hanno fatto una palla di carta, l'hanno spruzzata ben bene di profumo e poi le hanno dato fuoco.
ho un alunno che da qualche mese ha due sole modalità di comportamento: o dorme o rompe le balle a tutti. quasi nessuno è capace di restare seduto dall'inizio alla fine dei 50 minuti di lezione. se li rimproveri ti mandano serenamente a cagare (o in altri luoghi a scelta, secondo l'ispirazione del momento). se gli metti una nota se ne fregano, se li sospendi anche. paradossalmente, frequentano con assiduità, anche quando c'è la neve, o qualche sciopero, perché, essenzialmente, non sanno dove altro andare. e i genitori li mandano puntualmente a scuola, pur sapendo che non combinano nulla di buono, almeno a scuola sono al sicuro (e non rompono le balle a casa).
ecco, per molti alunni e per le loro famiglie (quando ci sono) la scuola è un centro di permanenza temporaneo.
ora, con tutta la comprensione possibile (sono mamma, prima di tutto, è quella la mia natura), che devo fare con questi poveri bambini sperduti? non sono certificati, non hanno il sostegno, spesso non hanno alle spalle una famiglia degna di questo nome, non hanno competenze, né conoscenze, non hanno voglia di imparare e non sanno quale sia l'importanza della cultura. ma quello che mi spaventa di più è che non hanno la consapevolezza delle conseguenze delle loro azioni. ma se non sanno quello che ho spiegato e rispiegato, semplificando all'osso e ripetendo infinite volte, non posso che prenderne atto e mettere votacci. perché non sono la loro mamma ma la prof di matematica.
ora è tempo di scrutini e di voti, appunto, compresi quelli di condotta, potente mezzo messoci a disposizione dalla mary* per contrastare gli indisciplinati. a quanto ho sentito nessuno si è sognato di cambiare i miei tre (congruenti ai criteri stabiliti dal pof, savasandire) e stanno piovendo sei e cinque in condotta con allegate sospensioni (anche fino a due settimane). che dire? godo un po', lo confesso. mi tormentano da quattro mesi, un po' di vendetta ci sta bene. ma cosa risolviamo?
mi ha fatto riflettere la sentenza di quei giudici che hanno condannato i genitori per non aver educato adeguatamente i figli. lo trovo giusto. discutibile ma giusto, tutto sommato. forse dovremmo anche noi arrivare a qualcosa del genere suppongo che in tutte le scuole i genitori abbiano firmato il patto educativo di corresponsabilità. perché non chiedere un sostanzioso risarcimento ai genitori latitanti in educazione? risaneremmo il bilancio delle scuole...
occhèi, forse esagero. ma così non si può andare avanti. dobbiamo fare qualcosa.

intanto la mary* ha varato il suo ridisordino delle superiori. ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare...


martedì 8 dicembre 2009

non sappiamo più

leggetevi questo articolo e poi ragioniamoci sopra. dove sta il problema e quali i rimedi?

mercoledì 24 giugno 2009

alziamoci e parliamo

ci sono degli insegnanti che lasciano il segno. alcuni no, te li dimentichi perché erano piatti, entravano, facevano la loro lezione con poca passione, uscivano, e in classe era come se non ci fosse stato nessuno. oppure, anche se non si parlava di altro che della loro materia, sentivi, a pelle, che quello che avevano dentro non era sulla tua lunghezza d'onda, che avevano poco da darti oltre a qualche spiegazione e i compiti per casa.
ma ce ne sono altri che restano con te anche dopo anni, dei quali ricordi i pensieri con i quali intercalavano le spiegazioni. non ti hanno insegnato solo la loro materia, ma anche, almeno un poco, a vivere, a pensare. e ti hanno fatto diventare quello che sei.
il mio professore di inglese del liceo era tremendo. ci faceva fare i compiti in traduzione simultanea: lui dettava in italiano e noi dovevamo scrivere in inglese. 20 minuti un compito e gli avanzava anche tempo per spiegare o interrogare. non abbiamo usato il dizionario fino alla fine della seconda quando ci concesse, dopo le nostre insistenze, di usarlo in un compito. prendemmo tutti 4 perché, cercando le parole più adatte, finimmo per fare un casino bestiale con la grammatica. o imparavi l'inglese o morivi. sono sopravvissuta.
durante la lezione fumava almeno un paio di sigarette (allora, anni '70, si poteva), buttando la cenere nel cassetto della cattedra e ogni tanto gli prendevano degli accessi di tosse che temevamo restasse lì senza più fiato. ci raccontava di aver conosciuto JFK e gli brillavano gli occhi. credo che, dopo mio padre, sia stato l'uomo più importante per la mia educazione.
ricordo che un giorno ci disse che ogni tanto, alla sera, si fermava a tirare le somme di quello che aveva fatto perché così capiva meglio se aveva agito per il bene o no, se aveva fatto qualcosa di buono o no, perché non si deve vivere senza pensarci.
e poi un giorno ci fu una manifestazione a scuola, dei cartelloni un po' troppo sopra le righe, non ricordo bene, ma era qualcosa che non condividevamo ma subivamo, poveri alunni di seconda nel 1969 pieno di bufere. lui entrò in classe e ci chiese: ma siete d'accordo, voi? e noi rispondemmo, sinceramente, che non lo eravamo. e perché non lo dite? ma siamo piccoli, siamo in seconda, nessuno ci dà retta... male, perché quando si tace è come se si fosse d'accordo con quello che dicono gli altri. se non la pensate come loro e state zitti è come se gli deste ragione. se non la pensate come loro dovete dirlo o sarete responsabili delle loro parole, come se fossero le vostre.
ecco, quella fu un'illuminazione.
non posso dire di aver sempre seguito il suo consiglio, negli anni, anche se spesso, come tutti i timidi, mi costringo a fare le cose che mi terrorizzano di più (a parte muovermi da casa) e quindi sono una che dice sempre quello che pensa, ma non sempre lo dice.
se da una parte sento il bisogno di esprimere il mio disaccordo, dall'altra ci sono anni di educazione al rispetto delle convenienze (all'ipocrisia?) che mi frenano. col tempo però ho imparato anche a pensare: ecchissenefrega? cosa cambia se parlo? perché devo tacere? se ho un problema con quello che pensano gli altri, perché non posso dirlo? di' la verità, diventerà il problema dell'altra persona, diceva il grande Michael.
quindi sì, scorfy, dovremmo andare in mezzo al paese e urlarlo forte, il nostro dissenso. e che ne so, forse condirlo con qualche mi consenta, con qualche sono radicato sul territorio, anche con qualche vaffanculo, perchè no, se pensano che parliamo troppo bene. ma dovremmo parlare. perché scrivere solo qui, nei blog, su fb, per quanto sia diventato il mio gancio col mondo, comincia a non bastarmi più.

mercoledì 17 giugno 2009

cattiva condotta

toh, guarda un po' cosa dice l'OCSE... e chissà quanto ci hanno speso! se chiedevano a me glielo dicevo gratis.

domenica 14 giugno 2009

separazione di carriere

è sempre lo scorfano a stuzzicarmi...
diciamo che nella scuola ci sono tre componenti fondamentali: insegnanti, famigie e studenti. io sono dell'idea che gli insegnanti (preparati, aggiornati e possibilmente ben pagati) debbano insegnare, le famiglie educare e gli studenti apprendere. ma non c'è apprendimento se non c'è fiducia reciproca e non c'è fiducia se non c'è rispetto. ay, there's the rub... perché il rispetto non si sa più cos'è.
e non parlo del rispetto degli insegnanti verso gli studenti, quello posso dire con serenità che c'è, in buona misura, nella quasi totalità dei casi. manca il rispetto degli alunni e delle famiglie verso noi insegnanti. con il mio DS ne ho discusso spesso: lui sostiene che il rispetto dobbiamo guadagnarcelo, meritarcelo, io sostengo che il rispetto ci è dovuto. credo che ci sia un rispetto che si deve, a prescindere, ai nostri superiori. magari la stima uno se la guadagna, l'affetto anche, ma il rispetto io lo devo al mio capo (che mi piaccia o no, magari in cuor mio posso anche considerarlo uno stronzo) e i miei alunni lo devono a me. punto. e per rispetto non intendo che si devono alzare in piedi quando entro in classe (anche se un minimo di buona educazione non guasta mai), intendo che devono fare quel che dico io (magari mandandomi in cuor loro a quel paese) e soprattutto "fidarsi" di quel che gli dico di fare. dentro al rispetto, in un certo senso, c'è la fiducia e senza fiducia l'efficacia dell'azione didattica va a farsi benedire...
parentesi: mi sono iscritta alla prima liceo nel '68, quindi sono della generazione che "contestava" (parola desueta) il potere costituito. nelle nostre lotte vi assicuro che non abbiamo mai perso questo tipo di rispetto per i nostri insegnanti, non ci saremmo mai insegnati di dire "lei non dovrebbe spiegare così, dovrebbe spiegare cosà" oppure "non deve mettere questo voto ma quest'altro"... cose che mi sono capitate, come mi è capitato di sentirmi dire da una mamma delle alunne di quella quarta: "lei e mia figlia quest'anno non vi siete prese". prese? ma io non devo prendere nessuno. io devo spiegare metematica e fine. se poi sono o non sono simpatica, sono o non sono affascinante (nel senso didattico del termine), amen. l'importante, in classe, è la mia competenza matematica, non se sono più o meno simpatica. chiusa parentesi.
andiamo avanti... che c'entrano i genitori e le famiglie?
i genitori sono entrati come componenti della vita scolastica negli anni '70, con i famosi "decreti delegati": si costituivano organi collegiali (consigli di classe, d'istituto, di circolo...) ai quali erano chiamati a far parte anche i genitori. credo sia l'esempio di come una grande conquista si possa tradurre in un fallimento. la scuola e le famiglie sarebbero dovute entrare in contatto per scambiarsi informazioni ed aiuto ma in realtà le cose non vanno più così da tempo. perché?
mi sa che c'è un rub anche qui: mi giudicate troppo di parte se dico che nel frattempo è arrivato lo psiconano e che ci ha rincoglioniti tutti?
quanto ha contato la tv commerciale con il suo contorno di veline, ruote della fortuna e mariedefilippi, nel formarsi e affermarsi di una (non)cultura basata sul successo facile, sul disprezzo per il sapere, per il guadagnarsi il pane col sudore della propria fronte? quanto ha contato nell'affermarsi dell'idea che se non sei "furbo" e non hai un sacco di soldi non vali nulla? e chi siamo noi insegnanti? tutto l'opposto: pochi soldi, molta fatica (checché ne pensino i più), sacrifici e cultura. e chi ha rispetto per noi, ormai?
e se non bastasse il rincoglionimento mediatico, c'è il fatto che la famiglia è andata a farsi friggere. non c'è più, dietro all'alunno, una famiglia che spera nella promozione sociale del proprio figlio attraverso la cultura. c'è piuttosto una famiglia che manda il figlio a scuola come se fosse un centro di permanenza temporanea. non c'è più una famiglia che delega alla scuola l'istruzione, ora si delega l'educazione, perché in famiglia non c'è più tempo, o voglia, di darla. e l'istruzione è un optional, neanche troppo appetibile (tanto dobbiamo prepararli al mondo del lavoro, o ma fare le veline, magari...)
la famiglia pretende che sia la scuola ad educare, che avvisi costantemente dell'andamento didattico e disciplinare del suo figliolo, salvo poi mettere costantemente il naso in questioni didattiche che non le competono. ecco, tutto questo è sbagliato. questo scambio di ruoli non è affatto efficace e non è nemmeno "etico".
così le regole vanno a farsi friggere, assieme al rispetto. ma i ragazzi hanno bisogno di regole, a maggior ragione se non ne trovano in casa. mia sorella (insegnante elementare della vecchia scuola, ora in pensione) dice. "i bambini non sono automobiline che puoi lasciar correre senza freni in autostrada. sono treni e hanno bisogno dei binari".

mercoledì 27 maggio 2009

La classe, a futura memoria

torno a scrivere dopo un bel po'. non ho proprio avuto tempo e voglia, negli ultimi mesi..
spinta da un post altrui, affido alla rete qualcosa di quello che quest'anno è successo nella mia quarta, perché chi passa per caso di qua rida, pianga, tragga le sue conclusioni su dove siamo andati a finire.
noi insegnanti siamo quello che i nostri insegnanti ci hanno fatto diventare, in un certo senso. abbiamo comportamenti che imitano quello che ci è piaciuto quando andavamo a scuola dall'altra parte della cattedra. dalla mia prof di matematica, che per altro odiavo, ho preso l'abitudine di tenere un quaderno per ogni classe, una pagina per ogni aunno: scrivo quello che fanno, quello che sanno e che non sanno durante le interrogazioni, come si comportano... spesso, nei colloqui con i genitori, queste annotazioni mi sono servite per chiarire le cose. confesso che ultimamente temo che mi potranno servire per pararmi il culo. ho una classe (la quarta) disastrata in tutti i sensi. non solo non sanno un tubo di matematica ma sono maleducati ed arroganti. ma siccome alla fine dell'anno, quando darò i voti (e se continua cos' anche i numeri), temo che il mio DS mi dirà che non ho saputo insegnare, che non li ho saputi capire e che (peggio!) sono stata solo io a mettere note disciplinari, almeno avrò questi appunti a sostenermi nelle mie decisioni...
ed eccoli qui (per la privacy metterò solo le iniziali dei nomi):
5 dicembre, durante un compito in classe: V rutta sonoramente e bestemmia. S entra in ritardo perché è andato in giro ad organizzare una festa, così non è riuscito a dire a R cosa doveva ordinargli per pranzo (si devono fermare al pomeriggio e ordinano alla pizzeria). così R, per rimediare, chiama la pizzeria col cellulare ed aggiorna le ordinazioni. E vuole a tutti i costi uscire per andare in agno, rispondo che sa benissimo che durantre i compiti non si esce e lei dice che è sequestro di persona. S fa battute idiote (jawohl: dentro duro e fora mol, per esempio).
30 gennaio: Sc mangia e usa il cellulare, T si controlla il trucco allo specchietto, intanto parlano del più e del meno tra loro.
13 febbraio: S passa le due ore di lezione (sto spiegando) seduto tra Sc e T, chiacchierando serenamente e lanciandosi una bottiglietta d'acqua vuota con V. Sc prende il cellulare di F e si fa una fotografia abbracciata a S.
18 febbraio: S si alza e va in giro per la classe a parlare con gli altri. si giustifica dicendo che è stanco di stare seduto....
27 febbraio, altro compito in classe: vedendo che ci sono anche domande di teoria, V dice "cosa si è fumata?" a voce non così bassa che io non passa sentire. S si dondola sulla sedia e rischia di cadere.
24 aprile: B esclama risentita: "ma è possibile che lei non possa scrivere alla lavagna in stampatello?!"
.... continuo? e ho tralasciato le cose direttamente inerenti alla matematica, tipo " ma ci sono dei numeri tra 0 e 1?" oppure "ma dove lo metto 1/2 sull'asse delle x?" o anche "ma se prima c'era 1+13/5, perché lei adesso ha scritto 18/5?"
mi rendo conto che qualcuno che legge potrebbe anche chiedersi che cosa ci sto a fare, come mai non riesco a mantenere un po' di disciplina. me ne rendo conto, vista da fuori la situazione può sembrare strana, ma è così, nella mia scuola è così. e noi insegnanti siamo divisi tra quelli che mettono le note e mandano gli alunni dal preside (i rompicoglioni come me) e quelli che lasciano correre perché vivono più serenamente, hanno meno problemi.
perché alla fine, nel colloquio che forse avrò con il mio DS, io passerò per l'incapace che non li ha saputi prendere, mentre i miei colleghi che non si sono lamentati di nulla avranno fatto bella fiugura...
credo che ci siano due errori di fondo che portano a orrori come questi. il primo è pensare che la scuola debba educare: è la famiglia che educa, la scuola deve istruire. è vero che questi sono poveri bambini sperduti che la famiglia spesso non ce l'hanno, o se c'è è talmente impegnata a far soldi che ha trasmesso solo disvalori. ma delegare a noi la soluzione del problema serve a poco.
il secondo errore è non imporre regole ferme a scuola, anzi, non farle rispettare (perché scritte nel regolamento d'istituto, per far bella mostra di sé, ci sono).
si pensa che "lasciar correre" sia "capire" le esigenze dei ragazzi, ma in realtà è far loro del male.
P.S. mi sto trascinando stancamente verso la fine dell'anno scolastico. ho fatto domanda di trasferimento (solo su licei) e ci spero molto, anche se mi dicono che la situazione è più o meno questa ovunque. se mi guardo indietro mi rendo conto che non ho fatto un buon lavoro, quest'anno: ho mollato, e non avrei dovuto. ma anche la mia pazienza ha un limite. soprattutto non ho più fiducia nei miei alunni. e questo è peggio ancora.

giovedì 16 ottobre 2008

vietato l'ingresso agli extracomunitari e ai cani

mi domando cosa accadrà ancora.
si dichiara di voler riformare la scuola mentre in realtà le proposte riguardano l'abbigliamento, il voto di condotta, una numero di tagli di personale pari a 20 volte quello minacciato per l'Alitalia (ma per la scuola nessuno si straccia le vesti) e ora questo che viene spacciato come aiuto alla vera integrazione ma in realtà è ghettizzazione.
è vero, ci sono molti alunni stranieri che parlano poco e male l'italiano, che a volte creano problemi ma che spesso (soprattutto alle elementari) sono un arricchimento per la classe. la soluzione sarebbe affiancare ad ogni classe con alunni stranieri un mediatore culturale, potenziare l'insegnamento dell'italiano. ma no, troppo facile. meglio metterli tutti assieme (che lingua impareranno tutti assieme, poi?) e aspettare che siano in grado di conoscere la nostra cultura, i nostri usi e costumi. poi, quando saranno in grado di sapere che per diventare presidente del consiglio bisogna essere molto ricchi e molto imputati, e che per diventare Giudice della Consulta giova essere imputato di favoreggiamento nei confronti del presunto stragista Delfo Zorzi (Piazza della Loggia) ... poi li ammetteremo in classe con i bravi (?) alunni italiani, ma solo in percentuale bassa, proporzionata al numero complessivo di alunni, se no diventano una maggioranza e magari si accorgono che li abbiamo trattti male....
non ho parole, solo parolacce.

domenica 28 settembre 2008

sapere, saperi

quando ero piccola avevo problemi con le tonsille. le frequenti infezioni mi avevano portato a soffrire di reumatismi, tachicardia e soprattutto febbriciattole costanti: qualche linea che cominciava ad affliggermi in novembre e se ne andava in primavera. finiva che stavo a casa da scuola per quasi tutto l'inverno, tanto che la mia (unica, allora) maestra dovette truccare il registro delle assenze per non farmi perdere l'anno. ho un vivo ricordo di queste permanenze forzate a casa... per un po' passavo il tempo a giocare con le bambole, venivano le mie amiche a trovarmi, mi godevo le coccole da malatina. poi mi stufavo. e cominciavo a spulciare fra i libri di mio padre e leggevo.

casa mia è sempre stata un mondo a parte, riguardo ai libri. ne avevamo a centinaia, erano ovunque, persino in cucina. in salotto e nello studio c'erano due librerie enormi, che papà si era fatto fare su misura da un falegname. quando arrivavano i rappresentanti delle case editrici (che allora spesso vendevano porta a porta) mia mamma si metteva le mani nei capelli ma papà aveva le bave alla bocca. non spendeva per nulla salvo che per i libri, i francobolli, le sigarette e la Settimana Enigmistica. credo che l'aggettivo "libridinoso" sia stato inventato per lui. ha trasmesso questo amore, questa passione, anche a noi tre suoi figli e io sto facendo di tutto per trasmetterlo ai miei. con ottimi risultati, per ora.

per cui leggevo... anche le enciclopedie, anzi, soprattutto quelle. l'amore per la lettura, per la ricerca, per la conoscenza, credo mi sia nato così, e non mi ha più abbandonata. internet ora è il paese dei balocchi, per me... sono sicura che lo sarebbe stato anche per mio padre, anche se credo che sarebbe rimasto sempre affezionato, come me, alla carta stampata...

insomma ho letto, ho curiosato, mi sono riempita di "saperi" così tanto che ora i mie figli mi chiedono qualunque cosa, su qualunque argomento, sicuri del fatto che darò loro la risposta giusta. e la cosa curiosa è che di solito è così...

Paolo mi chiama "le so... tutte!". Nichi mi usa come dizionario vivente. Giulia invece tempo fa (dopo l'ennesima domanda strana alla quale avevo risposto correttamente) mi ha guardata scuotendo la testa e dicendo perplessa: "come farò con i miei figli? quando mi chiederanno qualcosa non saprò dare tutte le risposte che tu ci hai sempre dato..."

la cosa mi ha riempita di orgoglio, ovviamente, ma mi ha anche fatto riflettere su quello che i nostri figli (e i nostri studenti) "sanno".

va bene: ho letto tanti libri, ma non ho imparato tutto lì... ero una bimbetta di otto, forse dieci anni, non ero un genio. non sarà la scuola ad essere cambiata?
(continua...)

lunedì 17 marzo 2008

mio figlio: testardo, educato e sensibile

stamattina colloquio con la prof di lettere di Paolo. alla fine con la DS non ho parlato, ma non è detto che non ci vada più avanti, magari anche dopo la fine degli esami...
colloquio sereno, direi.
Paolo è educato, correttissimo, non fa casino, non chiacchiera, non disturba.
è sensibile, con una interiorità meravigliosa, spirito critico, riesce a leggere nel cuore delle persone con un'acume incredibile.
ha un grandissimo senso della giustizia, anche se a volte non è obiettivo (ma a 14 anni sarebbe pretendere troppo), se c'è da difendere qualcuno lo fa sempre a spada tratta.
è testardo e non segue i consigli che le insegnanti gli danno, vuol fare a modo suo. non si impegna in tutte le materie allo stesso modo, ma solo sulle cose che gli interessano.
è isolato all'interno della classe. più a causa delle sue doti che dei suoi difetti...
questo è quanto mi è stato detto.
e allora, dico io, dov'è il problema?
gli mancano le basi, e da qui agli esami deve cercare di darsi da fare il più possibile. e poi gli manca una figura maschile di riferimento. boh, riferirò a suo padre di farsi vivo di più con la scuola. è vero, Paolo sente la mancanza di nostri rapporti più "intensi" con gli insegnanti e so che i genitori dei suoi compagni di classe sono sempre lì a parlare con i prof, vanno ai consigli di classe... ma per un motivo o per un altro a me non riesce proprio di essere così assidua. ma perché nella scuola media sono tutti così fissati con la famiglia? e dove stava, in fondo, tutta questa urgenza di parlare con me?
se mio figlio in classe è corretto, in più mostra di avere "qualcosa" dentro di sé, di non essere "vuoto" come la maggior parte dei suoi coetanei, se l'unico suo problema sta nel non avere bei voti in tutte le materie, non capiscono che non è un problema della famiglia, ma della scuola? non è un problema mio, ma loro: si dovrebbero convocare fra loro e capire dove hanno sbagliato, non chiamare me.
e con che coraggio mi dicono di mandarlo in un professionale? non capiscono che sarebbe come tagliargli le gambe definitivamente? che senso ha dare un consiglio orientativo solo in base ai risultati in termini di voti, senza tener conto delle inclinazioni, della personalità...
non so...
sto cercando di "digerire" quello che mi è stato detto, che in fondo non è molto. sono ancora combattuta tra la voglia di affrontare le insegnanti con la massima sincerità, anche a muso duro, e il dubbio che possa servire a qualcosa...
meglio stare zitta per non indisporre le prof ancora di più o parlare sperando di dare il via ad una riflessione generale che serva ad altri bambini come Paolo?
la scuola, davvero, non dovrebbe essere così...