lunedì 12 gennaio 2009

a Fabrizio

ho conosciuto Fabrizio per via di Francesca, una mia compagna di classe, che ascoltava le sue canzoni nel lontano 1968 e le conosceva talmente bene che ne saccheggiava impunemente i testi per i compiti di italiano: tanto il prof non se ne accorgeva perché allora De André non se lo filava nessuno. l'ho riscoperto qualche anno fa, riascoltando le sue canzoni vecchie e nuove e soprattutto quelle riarrangiate con la PFM e con altri, non più cantate solo da lui e dalla chitarra, ma riempite, giustamente, di suoni. l'ho riascoltato con mio figlio Paolo, che ne è rimasto affascinato. la nostra preferita è "Un Giudice", e non ci stanchiamo mai di sentire "Creuza de ma'".
stasera ho seguito la trasmissione di Fazio, un po' troppo celebrativa, a dire il vero. mi sono commossa, come sempre, sui suoi testi incredibili, che sembrano degli ingranaggi perfetti: non una parola, non una rima sono superflue, e le frasi pungenti, o toccanti, o poetiche sono sempre lapidarie, argute e piene di verità semplici ma profonde.
grazie faber.

martedì 6 gennaio 2009

dove sta il problema

leggo qui http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-8/elementari-al-top/elementari-al-top.html che i nostri bambini sono bravi in quarta elementare ma che poi franano miseramente in terza media. allora, cara Gelmini, che ti sogni di togliere il modulo? e perché, invece di affannarti riformare (malissimo) le elementari e le superiori, non metti mano a quella cagata di scuola che sono le medie?

venerdì 2 gennaio 2009

lui non c'era

ho ritrovato i miei compagni di classe. sempre simpaticissimi, uguali ad una volta. ci siamo ritrovati con un affetto incredibile, ci siamo messi a chiacchierare come se ci fossimo lasciati solo due minuti prima. è stato davvero splendido.
ma "lui" non c'era.
lui era in classe com me dalla prima alla quinta liceo e io ne sono stata sempre vagamente innamorata, fin dal primo giorno di scuola. altissimo, piuttosto carino, scriveva benissimo e suonava il piano. studiavamo assieme sui miei appunti di filosofia, a casa sua, e sua mamma ci portava il tè con i biscotti alle cinque. ogni tanto facevamo una pausa e lui suonava le canzoni di Bacharach... insomma, in quarta ero un po' più che vagamente innamorata, diciamo che gli morivo dietro. e in quinta anche peggio. ma non è mai successo nulla, accidenti. anche se eravamo molto legati, molto amici, nessuno dei due ha mai trovato il coraggio di muoversi per primo e la nostra storia è rimasta nel limbo di quello che potrebbe accadere.
così mi è rimasta la voglia, credo. tant'è che per anni, quando avevo qualche incomprensione con l'ex, io sognavo lui. sognavo che ci mettevamo assieme, che mi diceva che mi aveva sempre amata... insomma era il mio rifugio, nei sogni. ancora adesso mi accade, a volte. ed è così dolce stare fra le sue braccia, in sogno, che quando mi sveglio provo un dolore quasi fisico.
mi sono spesso chiesta come sarebbe andata tra noi due. non ho risposte. ma ho un'incredibile voglia di parlargli. e non è escluso che lo farò.

vecchio e nuovo

un altro anno è cominciato. auguri a tutti.
non so se essere soddisfatta o no di quello che è appena passato e cosa aspettarmi da quello che viene.
una volta, molti anni fa, ero solita tirare le somme del passato e fare propositi per il futuro. ho smesso da tanto, ma forse varrebbe la pena di ricominciare.
allora, com'è andata? cos'ho fatto? beh, ho messo a posto la casa, che non è poco. da troppo tempo lasciavo andare tutto in malora, senza curarmi delle cose rotte che si accumulavano, di quelle vecchie da buttare, delle ragnatele, reali e metaforiche, che si stendevano su tutto. ho preso il toro per le corna e il coraggio a quattro mani: ho ridipinto tutto, cambiato i mobili, buttato via una quantità di cose vecchie, sue, inutili, rotte, detestate... ora la casa sembra un'altra e sta diventando mia, ho spazzato i fantasmi daglli angoli e comincio a respirare di nuovo aria di pulito. è stato un lavoraccio ma si doveva fare: un primo passo verso la libertà interiore.
e poi? non molto altro, in verità. beh, sono "uscita" di casa per andare a Bologna per ANIMAT.
a Rovigno mi sono divertita come non mi capitava da tempo, segno che anche lì un po' di cose si stanno muovendo. ah, e mi sono iscritta ad un corso di perfezionamento.
e per l'anno prossimo? boh... non riesco ancora molto a guardare nel futuro...
ci proverò al prossimo post.

venerdì 21 novembre 2008

cena di classe

vado fuori a cena con i miei compagni del liceo, 35 anni dopo la maturità... sono emozionatissima. chissà se ci sarà anche lui.

giovedì 13 novembre 2008

brutti pensieri

a volte mi domando cosa mi trattenga dal tagliarmi le vene per lungo.

giovedì 6 novembre 2008

storie grandi e piccole

gli Stati Uniti hanno il primo presidente nero della storia. c'è grande aspettativa per quello che farà... io spero solo che dia una bella imbruttita a Silvio, se mai capiterà in Italia. spero anche che quelli là si sentano meno tronfi, ora, meno sicuri. ma chissà...
stamattina andando a scuola sentivo le notizie alla radio e ho pensato che stavo assistendo ad un momento storico veramente eccezionale. poi mi sono venuti in mente tutti gli altri che ricordo, che sono tanti e tutti eccezionali. ero piccola quando è stato assassinato JFK e ne conservo un ricordo terribile. e il primo uomo sulla luna, la notte che siamo stati svegli, io e papà, a guardare quel primo piccolo, tremolante, grande passo. il muro di Berlino che veniva giù, demolito dalle martellate di centinaia di persone incredule e felici. quante cose sono successe in questo mondo, quante ormai ne ricordo come se fossi una nonna che racconta vecchie storie ai nipotini. mi sento vecchia, a volte. la mia vita è ormai per la maggior parte dietro di me. di quello che ci sarà davanti non so che pensare, non so cosa aspettarmi. non so se aspettarmi qualcosa.
se n'è andato Michael Crichton e non sapevo nemmeno che fosse malato. ho letto tutti i suoi libri e lo sentivo quasi come un amico, un fratello, uno con cui ami discorrere e confrontarti. lo trovo geniale. le sue storie hanno spesso affrontato questioni che sul momento sembravano fantascienza, ma che finivano per diventare estremamente reali ed attuali nel giro di poco tempo.
mi mancheranno i suoi nuovi libri. Travels mi segue ovunque vada.
intanto Paolo ha ricominciato a parlare di morte. e mi sento i brividi. speravo che fosse passata, e sarà vero che è normale che gli adolescenti ne parlino, ma mi sento i brividi lo stesso.

venerdì 31 ottobre 2008

esportare capitali

ho appena visto annozero.
ho capito che esportiamo ancora capitali all'estero, solo che questa volta non sono milioni di lire nascosti in borsoni anonimi. sono persone fatte di carne e sangue, e soprattutto cervello, che se ne vanno dall'Italia che ha pagato (poco e male) per la loro istruzione e che ora li costringe ad andare all'estero a capitalizzare altrove il loro patrimonio culturale. la ricerca italiana li rigetta come fossero organismi estranei, virus di una malattia (la voglia di studiare e mettere a frutto il prodotto dello studio) da debellare.
che tristezza.

sabato 25 ottobre 2008

facinorosi

sono così belli, i ragazzi che manifestano in questi giorni...
chissà... sarà che ogni generazione ha bisogno delle sue lotte. ho visto il '68, il '77, la pantera... c'è bisogno di lottare per quello in cui credi e quando sei così giovane, pieno di speranze, e tagli la vita con l'accetta, di quà il giusto, di là lo sbagliato... non so, mi fanno tenerezza.
precisiamo: condivido in tutto e per tutto i motivi della lotta. non so se loro li conoscono bene. non so se abbiano la visione precisa di quanto sia pericoloso, e profondamente ingiusto, quello che il governo vuole fare. io alla loro età non credo che avrei capito bene tutto. non so se siano tanto più preparati. di certo sono svegli, si sono informati, non si affidano ai vecchi slogan, ne hanno inventati di nuovi.
sono belli, mi fanno sperare.

giovedì 16 ottobre 2008

vietato l'ingresso agli extracomunitari e ai cani

mi domando cosa accadrà ancora.
si dichiara di voler riformare la scuola mentre in realtà le proposte riguardano l'abbigliamento, il voto di condotta, una numero di tagli di personale pari a 20 volte quello minacciato per l'Alitalia (ma per la scuola nessuno si straccia le vesti) e ora questo che viene spacciato come aiuto alla vera integrazione ma in realtà è ghettizzazione.
è vero, ci sono molti alunni stranieri che parlano poco e male l'italiano, che a volte creano problemi ma che spesso (soprattutto alle elementari) sono un arricchimento per la classe. la soluzione sarebbe affiancare ad ogni classe con alunni stranieri un mediatore culturale, potenziare l'insegnamento dell'italiano. ma no, troppo facile. meglio metterli tutti assieme (che lingua impareranno tutti assieme, poi?) e aspettare che siano in grado di conoscere la nostra cultura, i nostri usi e costumi. poi, quando saranno in grado di sapere che per diventare presidente del consiglio bisogna essere molto ricchi e molto imputati, e che per diventare Giudice della Consulta giova essere imputato di favoreggiamento nei confronti del presunto stragista Delfo Zorzi (Piazza della Loggia) ... poi li ammetteremo in classe con i bravi (?) alunni italiani, ma solo in percentuale bassa, proporzionata al numero complessivo di alunni, se no diventano una maggioranza e magari si accorgono che li abbiamo trattti male....
non ho parole, solo parolacce.

martedì 14 ottobre 2008

cambiamenti

ho preso il toro per le corna: visto che non trasloco più, perché con questi chiari di luna nessuno si vuole comprare la mia casa al prezzo che voglio io, ho deciso che era ora di dare una sistemata radicale.
così ho cominciato a ridipingere tutto: la settimana scorsa i bagni, questa settimana camera mia.
ora dormo in una bella stanza azzurro cielo e siccome non mi bastava cambiare colore, ho cambiato anche il letto... ho messo i letti dei mie nonni, di radica di ciliegio, tutti intarsiati, che hanno un centinaio d'anni. stanotte dormirò dove sono nati tutti i miei zii.
chissà che non riescano a farmi dormire più serena.
e via quel letto col convitato di pietra, dove ho dormito per quasi venticinque anni con lui e per quasi cinque da sola.
non sento più le mani per la fatica, ma sono contenta. comincio a voltar pagina, comincio a cambiare la scenografia.
nella vita di una donna, tutto, anche il dolore più grande, fa capo alla ritinteggiatura di casa?

domenica 28 settembre 2008

sapere, saperi

quando ero piccola avevo problemi con le tonsille. le frequenti infezioni mi avevano portato a soffrire di reumatismi, tachicardia e soprattutto febbriciattole costanti: qualche linea che cominciava ad affliggermi in novembre e se ne andava in primavera. finiva che stavo a casa da scuola per quasi tutto l'inverno, tanto che la mia (unica, allora) maestra dovette truccare il registro delle assenze per non farmi perdere l'anno. ho un vivo ricordo di queste permanenze forzate a casa... per un po' passavo il tempo a giocare con le bambole, venivano le mie amiche a trovarmi, mi godevo le coccole da malatina. poi mi stufavo. e cominciavo a spulciare fra i libri di mio padre e leggevo.

casa mia è sempre stata un mondo a parte, riguardo ai libri. ne avevamo a centinaia, erano ovunque, persino in cucina. in salotto e nello studio c'erano due librerie enormi, che papà si era fatto fare su misura da un falegname. quando arrivavano i rappresentanti delle case editrici (che allora spesso vendevano porta a porta) mia mamma si metteva le mani nei capelli ma papà aveva le bave alla bocca. non spendeva per nulla salvo che per i libri, i francobolli, le sigarette e la Settimana Enigmistica. credo che l'aggettivo "libridinoso" sia stato inventato per lui. ha trasmesso questo amore, questa passione, anche a noi tre suoi figli e io sto facendo di tutto per trasmetterlo ai miei. con ottimi risultati, per ora.

per cui leggevo... anche le enciclopedie, anzi, soprattutto quelle. l'amore per la lettura, per la ricerca, per la conoscenza, credo mi sia nato così, e non mi ha più abbandonata. internet ora è il paese dei balocchi, per me... sono sicura che lo sarebbe stato anche per mio padre, anche se credo che sarebbe rimasto sempre affezionato, come me, alla carta stampata...

insomma ho letto, ho curiosato, mi sono riempita di "saperi" così tanto che ora i mie figli mi chiedono qualunque cosa, su qualunque argomento, sicuri del fatto che darò loro la risposta giusta. e la cosa curiosa è che di solito è così...

Paolo mi chiama "le so... tutte!". Nichi mi usa come dizionario vivente. Giulia invece tempo fa (dopo l'ennesima domanda strana alla quale avevo risposto correttamente) mi ha guardata scuotendo la testa e dicendo perplessa: "come farò con i miei figli? quando mi chiederanno qualcosa non saprò dare tutte le risposte che tu ci hai sempre dato..."

la cosa mi ha riempita di orgoglio, ovviamente, ma mi ha anche fatto riflettere su quello che i nostri figli (e i nostri studenti) "sanno".

va bene: ho letto tanti libri, ma non ho imparato tutto lì... ero una bimbetta di otto, forse dieci anni, non ero un genio. non sarà la scuola ad essere cambiata?
(continua...)

giovedì 4 settembre 2008

che ne sarà di noi...

un altro post con parole non mie. ma sono parole che voglio ricordare e poter rileggere un giorno o l'altro...
“A scuola tornano i voti”, di Michele Serra.

Forse tradita dall´entusiasmo, il ministro dell´Istruzione (ex pubblica) Mariastella Gelmini guida la folta lista dei ministri super- dichiaranti, annunciando ogni giorno una novità salvifica. Ieri è stato il turno del ritorno al voto, che segue il ritorno del grembiule, il ritorno alla maestra unica, il ritorno della buona condotta e un´altra messe di ritorni, tutti implicitamente o esplicitamente motivati dalla ripulsa del famoso “spirito sessantottino” che con il suo venefico lassismo avrebbe devastato la scuola italiana nel seguente quarantennio. Volendo, si potrebbe obiettare che tutti questi ritorni hanno qualcosa di refluo e di platealmente nostalgico, dunque poco attinente al concetto di “nuovo” e “innovativo” che riluce sulle insegne della destra trionfante. Più che alla scuola gentiliana alludono a quella deamicisiana, con i buoni e i cattivi bene incolonnati sulla lavagna (sempre che arrivino i soldi per comperare il gessetto).Un po´ come se il ministro del Lavoro volesse abolire il weekend lungo, culla della fannullaggine privata e pubblica, quello dello Spettacolo rilanciare la censura, quello degli Interni le cariche a cavallo, e via via rimpiangendo quell´Italietta finto-proba, moralista e classista che il povero Sessantotto provò in effetti a seppellire, salvo poi inciampare, nel 2008, nelle sue ossa bene aguzze. Ma fare il ministro della scuola, in questo paese e con questa scuola depressa e impoverita, è un mestiere così difficile che non regge il cuore a infierire più di tanto. La buona volontà del ministro merita la sufficienza (un “sei politico”, parlando da sessantottini incanutiti), grembiule e voti e maestra unica possono perfino trovare qualche pedagogista consenziente, e pazienza se non una delle novità annunciate è esente da un forte odore di naftalina. Per contro, non c ´è genitore o docente con il sale in zucca che non avverta la necessità di irrigidire qualche regola, e rattoppare qualche falla provocata dal deficit di autorevolezza degli adulti. Quello che però vorremmo infine sapere, da un ministro che annuncia di voler rivoltare la scuola e redimerla dei suoi peccati, è se non crede che, nel pacchetto di provvedimenti che va snocciolando un giorno sì e l´altro pure, manchino almeno due intenzioni ben più strutturali della riforma delle pagelle. La prima intenzione è restituire ai docenti dignità sociale e dunque un censo adeguato, senza il quale è puramente insensato pretendere che le persone di qualità (del Nord e del Sud) puntino alla carriera scolastica. La passione e la vocazione, da sole, non bastavano nemmeno a tenere insieme la scuoletta del Regno, dove pure il maestro e il professore godevano della venerazione di un popolo ancora semianalfabeta: figuriamoci oggi, che l´intero apparato pubblicitario-televisivo (se il ministro non ne ha mai sentito parlare, chieda al suo premier) ha inculcato in grandi e piccini l ´idea che i quattrini sono tutto, e tutto il resto è appena una variabile di scarso interesse. Gli analfabeti si prostravano ai maestri, gli attuali analfabeti di ritorno li disprezzano. La seconda intenzione sarebbe ridare alla scuola pubblica la sua vecchia, indiscussa centralità ideologica (sì, ideologica) che è tutt ´uno con la sua identità, sostanzialmente immutata dal Regno al fascismo alla Repubblica: quella di cardine formativo di un popolo, di uno Stato, di una comunità di cittadini. L´idea balorda e pericolosa – sovversiva, direi, perfino più del Sessantotto… – che la scuola pubblica sia solamente una delle scuole, una delle possibilità formative, non solo ha stornato risorse altrove, ma ha parzialmente svuotato di orgoglio e di certezze l´intero ambiente: esattamente come se le Forze Armate sapessero di essere parificate a eserciti privati, a pari titolo destinatari di denaro pubblico nel nome della “libertà di scelta”. In parallelo, avanzava nel Paese l´idea che “pubblico” fosse comunque sinonimo di inerzia, parassitismo e qualità inferiore: per la prima volta nella storia d´Italia. In una comunità di consumatori e non più di cittadini, di “profili professionali” da valutare e impostare fino dalla prima infanzia e non più di giovani da formare alla cultura e alla dignità personale, come potrebbe mai rimotivarsi una scuola pubblica svilita dai suoi stessi governanti, stretta tra la cultura aziendalista e quella consumista, travolta dalla rivoluzione tecnologica senza poterla affrontare ad armi pari (che fine ha fatto la promessa proto-Berlusconiana di “un computer per ogni studente”?), insicura del suo presente economico e, quel che è peggio, del suo futuro istituzionale? Creda, ministro Gelmini, nessuno può permettersi, con i tempi che corrono, di contrapporre pregiudizi “libertari” ai suoi pregiudizi vagamente autoritari. Ma sconcerta non sentire più, da molto tempo, un orgoglio scolastico che si fondi sull´orgoglio pubblico, sulla volontà politica (tradita anche dai governi di centrosinistra) di fare della scuola di Stato, costi quel che costi, la prima anzi la primissima delle priorità politiche e finanziarie. Gli insegnanti si sentono soprattutto sgridati, accusati di essere impreparati, sciatti, assenteisti e magari meridionali. E il loro essere malpagati, secondo lo spirito dei tempi appare più come una colpa che come un torto subito. Avrebbero bisogno dell´esatto contrario: di un ministro che batta i pugni sul tavolo e pretenda risorse, quattrini e rispetto in pari misura. Un ministro che sia il primo dei docenti e non la loro controparte. Come può pretendere rispetto e stima dagli studenti una scuola che non ha più il rispetto e la stima dei politici che la reggono?

La Repubblica, 29 agosto 2008

martedì 2 settembre 2008

cambio materia

e se rubassi un'oretta alla matematica per parlare della costituzione? potrei raccontarla così:
“Cari ragazzi, da oggi, grazie alla nostra eccezionale ministra dell’Istruzione (un bell’applauso all’on. prof. Mariastella Gelmini e all'amato presidente Berlusconi!) cominceremo a studiare la Costituzione della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, approvata 60 anni fa dai nostri Padri Costituenti. Ve la racconto in poche parole, poi la esamineremo articolo per articolo. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce il dovere della solidarietà. La sovranità appartiene al popolo, dunque nessuno può eleggersi da solo. Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione, idee politiche, condizioni personali o sociali: sia bianchi, sia neri, più o meno ricchi o potenti che siano. Se uno viola la legge, ne risponde alla Giustizia, foss'anche il capo del Governo. La Repubblica è una e indivisibile, dunque niente Padanie o separatismi o secessioni. Promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, perché l’arte e la scienza sono libere. Lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani. Dunque il Vaticano non può dare ordini al Governo o al Parlamento. La scuola privata è autorizzata, ma senza oneri per lo Stato. Lo straniero che viene da paesi dittatoriali ha diritto di asilo. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali: per dire, non possiamo attaccare altri stati sovrani, tipo Serbia, Irak o Afghanistan. La bandiera è il tricolore e tutti devono rispettarla, a cominciare dai ministri. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, nemmeno quando pubblica verbali o intercettazioni. Il lavoratore ha diritto a un salario proporzionato al lavoro che fa e sufficiente ad assicurare a sé e famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ergo, niente precariato. Tutti i cittadini devono pagare le tasse per concorrere alle spese pubbliche in proporzione ai loro redditi. Chi ricopre funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore (il che esclude imputati, condannati e anche prescritti: alla prescrizione si rinuncia per farsi assolvere nel merito, altrimenti dimissioni). Ogni parlamentare rappresenta l'intera Nazione senza vincolo di mandato. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale e giura al Parlamento fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione: quindi non può firmare leggi incostituzionali. E' lui che nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Dunque se un ministro fa pena o è imputato o non è degno della carica, la responsabilità è anzitutto del Quirinale. Il Presidente del Consiglio e i ministri sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla Giustizia ordinaria: cioè devono essere processati come gli altri cittadini. La Pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio di imparzialità, perciò vi si può accedere solo per concorso pubblico. Vietate le lottizzazioni, i favoritismi e soprattutto i conflitti d’interessi, perchè i pubblici dipendenti sono al servizio esclusivo della Nazione. I giudici sono soggetti soltanto alla legge: non al Governo o al Parlamento. Sono inamovibili. E si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni: una sola carriera, inseparabile. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (che dunque è obbligatoria, non discrezionale). E gode delle garanzie stabilite dall’ordinamento giudiziario, che è unico per tutti i magistrati. La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Si autogoverna attraverso il Csm: oltre al capo dello Stato che lo presiede e al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione, gli altri membri sono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. I processi devono avere una ragionevole durata. Le leggi incostituzionali vengono cancellate ipso facto dalla Corte costituzionale, che è lì apposta. La Costituzione non può essere modificata con leggi ordinarie, ma solo con leggi costituzionali, approvate due volte da ciascuna Camera e, se non ottengono i due terzi dei voti, sono sottoposte al referendum popolare confermativo. Dimenticavo: è vietato riorganizzare in qualsiasi forma il disciolto partito fascista… Tutto chiaro, ragazzi? Domande?”. Voce dal fondo dell’aula: “Scusi, prof, ma di quale paese sta parlando? Perché per un attimo ho avuto l’impressione che si riferisse all’Italia. Nel qual caso, mi scusi, ma non è che niente niente ci stava prendendo un tantino per il culo?”

Marco Travaglio
Ora d'aria, l'Unità, 30 agosto 2008

sabato 28 giugno 2008

a casa x le vacanze

sto per partire per Rovigno, dove ho la roulotte fissa per tutta la stagione.

ci andiamo da ormai... quanti saranno, quindici anni? difficile spiegare cosa sia per me, per noi, l'estate lì. la roulotte è un pezzetto di casa, poi ci sono gli amici che riincontriamo anno dopo anno, il mare, i negozi, il ristorante di Giovanni che ormai è uno di famiglia, Piero che ci vende la sua grappa e le verdure del suo orto...

a volte penso che "vivo" davvero solo quando sono lì e tutto il resto del tempo dell'anno lo passo aspettando di tornare.

lì Giulia e Nichi hanno dato il loro primo bacio, lì abbiamo passato giorni splendidi in giro per le isole, a tener d'occhio le colonie dei gabbiani coi piccoli che crescevano, lì sono andata a caccia di granchi, ho fatto l'amore in riva al mare, ho passeggiato sotto le stelle...

lì ho fatto interminabili discussioni con l'ex, ho cominciato a parlare di separazione...

lì non vedevo l'ora di tornare dopo che se n'è andato, anche se c'ero sempre stata con lui.

lì i miei figli vogliono sempre tornare, anche se sono cresciuti.



la prima volta che ci sono andata in macchina da sola credo di averci messo più di cinque ore. non avevo mai fatto più di 80 chilometri da sola, farne 270, passando due confini, è stata davvero un'impresa. l'autostrada mi spaventava, le curve della strada croata mi mandavano nel panico, e poi mi terrorizzava l'idea di essere lì, dopo tanti anni con lui, sola. c'ero già stata a Pasqua, poco dopo la morte di mio fratello. ma ero andata in macchina con amici e poi ero talmente sconvolta da tutte i guai che stavo passando che non credo di aver avuto tempo di pensare a nulla salvo al fatto che ero lì di nuovo, aggrappata alla mia roulotte come ad uno scoglio in mezzo al mare in tempesta.

non è stato facile. c'era il suo fantasma che girava per il campeggio. ma gli amici hanno tacitamente fatto a gara per non lasciarmi sola, per aiutarmi in tutte le cose delle quali si occupava lui.

ora è la quinta estate che siamo lì senza di lui. non mi manca più tanto. solo quando vedo qualche coppia di non giovanissimi, mi viene in mente quante volte avevamo pensato che avremmo passato lì le nostre estati, magari coi nipotini...

domani parto e non vedo l'ora di essere lì, con gli usignoli che cantano di notte, gli scoiattoli che vengono a dissetarsi all'abbeveratoio, sotto il sole o sotto le stelle, con i miei amici, i miei libri, gli amici dei miei figli che aspettano sanno che preparo le crèpes quando fa brutto tempo e arrivano alla prima nuvola...

quella è "casa".

mercoledì 18 giugno 2008

schifami

sto perdendo il conto di tutte le cose che mi danno il vomito in questi giorni...
e se qualcuno passando di qua, si sta domandando di che sto parlando, vada a dare un'occhiata a questa rassegna stampa: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=89625

martedì 17 giugno 2008

esami

Paolo sta facendo gli esami. ha fatto il compito di italiano, quello di inglese, quello di francese e domani ha la prova nazionale... poverello. è in terza media e ha cinque prove scritte che neanche alla maturità.
nei giorni scorsi ho provato a fargli fare un po' di matematica: è un disastro. guarda le lettere delle espressioni come se avessero i denti per morderlo. ha già quella demoralizzazione profonda che vedo in molti dei miei alunni: pensano di aver già perso, che niente più li salverà da quel pozzo di sconforto e di incomprensione in cui sono sprofondati.
stamattina gli ho raccomandato di ragionare, di fare con calma, ma se n'è andato via dicendo: "tanto, qualsiasi cosa faccia, la mia prof mi metterà insufficiente".
mi fa male al cuore vederlo così.
che ci posso fare?

sabato 31 maggio 2008

lo specchio dell'anima

saranno proprio gli occhi lo specchio dell'anima di noi donne, o è piuttosto come teniamo la casa?

una volta ero una di quelle casalinghe inquiete, tutta folletto, mocio e swiffer. mi alzavo al mattino e prima di andara a scuola avevo già rifatto i letti, arieggiato le camere, e pulito i bagni. per non parlare della colazione per tutti, delle cartelle dei bambini... passavo la domenica mattina a pulire la casa di fondo, tutto era in ordine, pavimenti disinfettati, niente polvere sui mobili, cucina in ordine e bagni tirati a lucido.

per quanto disordine avessero combinato i bambini nel pomeriggio, quando l'ex tornava a casa, la sera, tutto era in ordine. anche se lui trovava sempre da ridire, qualcosa da criticare, qualche scarpa non allineata con le altre, qualche gioco non riposto correttamente.

forse è anche per questo che una delle mie prime reazioni alla sua "andata" fu di non pulire più, non mettere più in ordine, fregarmene.

ora i letti ognuno se li rifà quando vuole, la domenica mattina dormo fino a mezzogiorno, sulla polvere dei mobili potresti scrivere, per terra vagano ciuffi di peli di cane che si riuniscono in gomitoli sotto i tavoli. e in giro per casa c'è di tutto, dappertutto, e ci resta per un tempo indefinito...
mi guardo intorno e quel che vedo non mi piace. ma allo stesso tempo non ho voglia di mettere a posto, di ricominciare a pulire di fino, di riordinare tutto per bene.
il disordine cresce nella mia casa e dentro di me. la mia casa è lo specchio di quello che sono diventata: trasandata, vecchia, in disordine, con un sacco di cose da aggiustare... e nessuna voglia di rimediare.

martedì 27 maggio 2008

aiuto sto male

vorrei sapere qual è la causa scatenante degli attacchi di busa totale... almeno saprei come porvi rimedio. o sarà che uno accumula, accumula e poi ad un certo punto c'è l'ultima goccia che fa traboccare il vaso? che non è mai diversa dalle altre, più grande o più piccola, ma solamente l'ultima...
mi sento soffocare, sono in uno stato di paralisi: ho davanti tutte le cose che dovrei fare, tutti i problemi che dovrei risolvere e sono totalmente bloccata. sto seduta al computer o davanti alla tv, fumo, mangio, bevo e non faccio un tubo. niente, non reagisco. vorrei prendermi a sberle.

lunedì 12 maggio 2008

dopo di lui la muffa...

sono allibita, depressa, con qualche punta di vera paura...
non solo per quello che succede ad un giornalista che stimo moltissimo e che non ha fatto altro che il suo mestiere: riferire fatti.
non solo per le prime mosse di questo governo, che sono quanto di più lontano dal mio modo di vedere (vedi Brunetta, Gelmini, la sparizione del ministero della sanità).
non solo per l'ennesima uscita del papa contro la legge 194, senza nessun passo indietro della chiesa sugli anticoncezionali.
quello che mi spaventa di più è la reazione delle tv, dei giornali, i commenti dei politici... Buttiglione che si augura che il governo faccia presto qualcosa "in ottemperanza a quanto detto da Benedetto XVI", la Finocchiaro che difende Schifani, Fazio che si scusa da leccaculo, Schifani che proclama che così si vuole minare il clima di collaborazione tra maggioranza ed opposizione... ma da quando in qua maggioranza ed opposizione devono collaborare? io credevo che l'opposizione dovesse controllare e casomai criticare l'operato ella maggioranza... inciuciano?
Brunetta che se ne va dicendo che licenzierà a destra e a manca e nessuno, nemmeno Epifani, che gli dice niente???
ma sono solo io che vedo questo clima?