Visualizzazione post con etichetta memoria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta memoria. Mostra tutti i post

sabato 6 novembre 2010

quarantaquattro anni ma sembra ieri

quella volta pioveva da settembre, non come ora che due giorni di piogge feroci hanno fatto lo stesso disastro. ci ha fregati il fatto che l'anno prima sembrava dovessero rompersi tutti gli argini e fare un disastro, invece ci fu solo qualche pozzanghera. così quell'anno ci preparammo convinti che fosse un altro falso allarme. e invece fu tremendo.
mio papà lavorava al comune, non ricordo se fosse solo in giunta o anche vicesindaco. nei giorni precedenti faceva la spola tra lì, casa e la scuola. non l'avevo mai visto così preoccupato. avevamo sollevato i mobili del pianterreno, portato le automobili alla stazione dei treni, che era il punto più alto (non noi, che non avevamo l'auto, ma tutti gli altri). ci si preparava ma senza convinzione. non ricordo se facemmo in tempo ad avere la notizia di quello che era successo a Firenze e a Venezia, ma credo di sì, perché ricordo le immagini del disastro...
la notte fra il 4 e il 5 novembre miol padre rimase fuori, a sorvegliare gli argini della Livenza con quelli del Genio Civile (grazie a dio non avevamo ancora bortoladro bortolaso). tornò che albeggiava, dicendoci che  il fiume aveva rotto gli argini e l'acqua stava arrivando. poi andò a scuola, a vedere cosa poteva fare.
e l'acqua arrivò. ed era pauroso vederla rotolare sulle strade e salire, salire... sembrava non doversi fermare mai. mi tornavano in mente le parole che tante volte avevo sentito dai miei nonni: il fuoco lo puo i spegnere, il terremoto dura poco e poi passa, ma l'acqua non la fermi, non la contieni, non puoi lottare. 
ben presto ci rendemmo conto che aver sollevato i mobili non sarebbe servito a nulla, e li appoggiammo di traverso sulle scale. ci trasferimmo al primo piano, aspettando che la piena si fermasse. si fermerà, pensavamo, è già alta un metro, un metro e mezzo, due... si fermerà, quanta acqua c'è in quel fiume? ha rotto il Meduna, non la Livenza...
al tramonto smise, o comunque rallentò: eravamo in un lago, l'acqua da noi era arrivata a circa tre metri di altezza, e non eravamo nemmeno in uno dei punti più bassi. i mobili messi sulle scale avevano cominciato a galleggiare e poi si erano rovesciati, affondando con tutto quello che avevano dentro, come il titanic. gli elicotteri continuavano a girare, sopra di noi e il loro rumore mi faceva paura, non lo sopporto più, da allora. per le strade, divenute ormai vie d'acqua, giravano barche e gommoni dei pompieri e del genio, ci portavano notizie e soccorsi. mio padre era disperato per la scuola: tutte le apparecchiature dei laboratori erano perse...
non ho molti ricordi di quella notte, se non che mia mamma disse di aver dormito con la mano appoggiata al pavimento. il giorno dopo venne mio zio a prendermi, per portarmi da lui a Brescia. uscii dal terrazzino, salii con lui in gommone e andammo via fino al muretto dell'argine, sopra il quale camminammo in equilibrio precario per un bel po'.
di quello che accadde dopo ho solo i racconti dei miei.
la nafta era uscita da tutti i serbatoi e galleggiava ovunque. l'acqua ci mise due settimane per scendere del tutto, così la nafta ebbe il tempo di spargersi ben bene su tutti i muri. l'acqua era andata ma aveva lasciato il fango, e le carcasse degli animali, le mucche che galleggiavano gonfie, i cani, le galline...
ripulire fu un'impresa titanica. per anni continuammo a sentire puzza di nafta, a veder uscire umidità dai muri.
i danni furono immensi, per tutti gli abitanti. il duomo del Sansovino, la chiesa della Madonna, avevano tesori all'interno che andarono perduti. la scuola professionale, che mio padre amava come un altro figlio, ci mise anni per rimettersi in sesto, con l'aiuto degli alunni e degli ex alunni.
posso solo immaginare la disperazione della gente. la rivedo ora negli occhi di altri veneti messi in ginocchio da un'altra alluvione. sono passati tanti anni ma siamo ancora senza ritegno: non siamo ancora riusciti a capire che la terra si vendica di chi la violenta.

domenica 18 aprile 2010

viaggi nello spaziotempo

ci sono momenti in cui un suono, un odore, un'immagine qualunque, ti fanno entrare in un'anomalia dello spazio-tempo, e improvvisamente sei in un altro luogo, in un altro tempo. non è che semplicemente ti ricordi di qualcosa, vivi effettivamente per alcuni secondi da un'altra parte.
l'altro giorno mi è capitato: ero in classe e stavo giustificando un alunno entrato in ritardo e improvvisamente mi sono trovata in un'altra classe, la mia classe di quinta liceo, maggio del '73 credo, a giustificarmi con la prof di matematica per essere arrivata in ritardo... mi stava rimproverando e non voleva farmi entrare e io, stufa delle sue continue vessazioni, mi sono permessa di risponderle che in fondo anche lei arrivava in ritardo, a volte, e che quella mattina avevo avuto dei problemi (dei quali non mi ricordo prorpio) e che insomma facesse quello che voleva ma che non lo trovavo giusto. poi sono uscita a farmi consolare dalla bidella. dopo un po' la prof è venuta a chiamarmi e, ostentando magnanimità, mi ha fatto entrare in classe. da quel giorno ha smesso di tormentarmi. 

per qualche secondo sono tornata nella mia scuola, con i miei compagni di classe, nel languido maggio trevigiano, e l'emozione di essere di nuovo lì mi ha fatto venire un groppo in gola. 
dico spesso che non tornerei indietro a rivivere la mia adolescenza, nemmeno per tutto l'oro del mondo. avere di nuovo sedici anni? diciotto? con tutte le paturnie che mi facevo perché mi chiamavano brufolo Bill? no grazie.
però lì, in quel momento, tornerei. mi sentivo al sicuro con i miei compagni di classe, sentivo di avere degli amici, sentivo di far parte di un gruppo, erano (lo sono ancora) persone speciali con le quali avevo un rapporto speciale. e anche adesso, dopo quasi quarant'anni, quando ci ritroviamo riusciamo a parlarci senza imbarazzi, ritroviamo la stessa confidenza di allora... 
lì, in quel momento, tornerei. a rivivere il mio entusiasmo e la consapevolezza di avere tanti progetti in testa, di poter ancora plasmare la mia vita, di avere ancora tante scelte da fare e il tempo per farle...
lì, in quel momento, tornerei. e prenderei da parte lui e gli direi quello che provo. e aspetterei di vedere come va a finire.

lunedì 7 dicembre 2009

anniversari 2, la vendetta

insomma Thu', non sono arrivata al punto da non ricordarmene, ma di sbagliarmi di giorno sì. era l'otto dicembre, non il sette. ma questo ha a che fare con la terribile svampitaggine di cui soffro negli ultimi tempi.
che poi, data da niente: pearl harbor, john lennon...
ero felice? ero felice che ci fossero le mie compagne di collegio, che erano venute a cantare in chiesa. ero felice di andarmene da casa. mi sono commossa quando sono scesa dalle scale e mio padre mi aspettava e mi ha detto con gli occhi lucidi quanto ero bella, senza parlare...
ero felice di sposare lui? ero felice di cominciare una vita con lui? non lo so. immagino di sì, sono sicura che era così, ma non ci posso pensare.
a posteriori, so, ricordo, che avevo delle riserve (perché a posteriori, con quel che è successo poi, chiaro che sono andata a cercare le rogne, i campanelli d'allarme). c'erano lati, spigoli, del suo carattere, che non mi convincevano. c'erano differenze di gusti che forse potevano dar fastidio. ma che importanza poteva avere? mica si può pretendere la perfezione! e poi sarebbe cambiato, io l'avrei fatto cambiare. e la nostra famiglia sarebbe stata diversa da quella dei miei. primo grosso errore. chi ha letto "donne che amano troppo" sa cosa voglio dire. non sta a noi cambiare nessuno e cercare di ricreare la propria famiglia per far funzionare le cose in modo migliore non ha senso.
poi gli anni sono passati, sono arrivati i figli, ci sono stati viaggi, vacanze, amici, lavoro... le cose non andavano male. ancora adesso, dopo essermi interrogata e guardata dentro fino a rivoltarmi come un calzino, non so trovare un punto preciso. problemi ce n'erano, certo, e chi non ne ha? la casa, il mutuo, tre figli da crescere, la carriera da seguire, i genitori che stanno male... è la vita normale. non riesco a trovare un punto in cui posso dire: ecco, lì si è rotto qualcosa. e anche se mi viene in mente qualche problema più grosso degli altri, poi c'erano tante cose che ci riunivano e ci rendevano felici: complicità, sesso, amicizia, i figli splendidi, gli amici, le vacanze... allora cosa, quando? sono impazzita a trovare una risposta a questa domanda. e ogni volta mi scontro con il suo tradimento. e non parlo del fatto che sia stato con un'altra, figuriamoci, può succedere, anzi, pare che sia normale (grazie LGO). parlo delle bugie, delle scuse ipocrite, della mancanza di rispetto che hanno fatto crollare tutto, hanno sporcato tutto. mi hanno privata anche dei ricordi. no: mi hanno privata della possibilità di coltivare dei ricordi.
penso a tutte le volte che gli ho chiesto: hai un'altra? e lui a dire no, figurati. penso a quando se n'è andato di casa dicendo che andava a stare con un suo collega perché il viaggio in treno cominciava ad essere troppo stancante. e io gli ho creduto persino allora. come posso ricordare con tenerezza quello che siamo stati? era tutta una finzione. vivevo nella menzogna e non lo sapevo. e se n'è andato via tutto con lui. non ho nemmeno più le foto, e le poche che sono rimaste a casa non ho il coraggio di guardarle.
non posso dire che non lo amavo più. l'amore era diverso da quando avevamo vent'anni, ovvio. ma c'era, almeno per me. mi veniva in mente quella poesia:
Grow old along with me!
The best is yet to be,
The last of life, for which the first was made.
sarebbe stato bello invecchiare insieme. finalmente avevamo la possibilità di essere sereni. casa pagata, carriera fatta, figli quasi cresciuti... invece no, invecchierò da sola.

anniversari

trent'anni fa a quest'ora probabilmente ero sveglia a pensare che di lì a poche ore mi sarei sposata.

lunedì 12 gennaio 2009

a Fabrizio

ho conosciuto Fabrizio per via di Francesca, una mia compagna di classe, che ascoltava le sue canzoni nel lontano 1968 e le conosceva talmente bene che ne saccheggiava impunemente i testi per i compiti di italiano: tanto il prof non se ne accorgeva perché allora De André non se lo filava nessuno. l'ho riscoperto qualche anno fa, riascoltando le sue canzoni vecchie e nuove e soprattutto quelle riarrangiate con la PFM e con altri, non più cantate solo da lui e dalla chitarra, ma riempite, giustamente, di suoni. l'ho riascoltato con mio figlio Paolo, che ne è rimasto affascinato. la nostra preferita è "Un Giudice", e non ci stanchiamo mai di sentire "Creuza de ma'".
stasera ho seguito la trasmissione di Fazio, un po' troppo celebrativa, a dire il vero. mi sono commossa, come sempre, sui suoi testi incredibili, che sembrano degli ingranaggi perfetti: non una parola, non una rima sono superflue, e le frasi pungenti, o toccanti, o poetiche sono sempre lapidarie, argute e piene di verità semplici ma profonde.
grazie faber.

giovedì 6 novembre 2008

storie grandi e piccole

gli Stati Uniti hanno il primo presidente nero della storia. c'è grande aspettativa per quello che farà... io spero solo che dia una bella imbruttita a Silvio, se mai capiterà in Italia. spero anche che quelli là si sentano meno tronfi, ora, meno sicuri. ma chissà...
stamattina andando a scuola sentivo le notizie alla radio e ho pensato che stavo assistendo ad un momento storico veramente eccezionale. poi mi sono venuti in mente tutti gli altri che ricordo, che sono tanti e tutti eccezionali. ero piccola quando è stato assassinato JFK e ne conservo un ricordo terribile. e il primo uomo sulla luna, la notte che siamo stati svegli, io e papà, a guardare quel primo piccolo, tremolante, grande passo. il muro di Berlino che veniva giù, demolito dalle martellate di centinaia di persone incredule e felici. quante cose sono successe in questo mondo, quante ormai ne ricordo come se fossi una nonna che racconta vecchie storie ai nipotini. mi sento vecchia, a volte. la mia vita è ormai per la maggior parte dietro di me. di quello che ci sarà davanti non so che pensare, non so cosa aspettarmi. non so se aspettarmi qualcosa.
se n'è andato Michael Crichton e non sapevo nemmeno che fosse malato. ho letto tutti i suoi libri e lo sentivo quasi come un amico, un fratello, uno con cui ami discorrere e confrontarti. lo trovo geniale. le sue storie hanno spesso affrontato questioni che sul momento sembravano fantascienza, ma che finivano per diventare estremamente reali ed attuali nel giro di poco tempo.
mi mancheranno i suoi nuovi libri. Travels mi segue ovunque vada.
intanto Paolo ha ricominciato a parlare di morte. e mi sento i brividi. speravo che fosse passata, e sarà vero che è normale che gli adolescenti ne parlino, ma mi sento i brividi lo stesso.

martedì 14 ottobre 2008

cambiamenti

ho preso il toro per le corna: visto che non trasloco più, perché con questi chiari di luna nessuno si vuole comprare la mia casa al prezzo che voglio io, ho deciso che era ora di dare una sistemata radicale.
così ho cominciato a ridipingere tutto: la settimana scorsa i bagni, questa settimana camera mia.
ora dormo in una bella stanza azzurro cielo e siccome non mi bastava cambiare colore, ho cambiato anche il letto... ho messo i letti dei mie nonni, di radica di ciliegio, tutti intarsiati, che hanno un centinaio d'anni. stanotte dormirò dove sono nati tutti i miei zii.
chissà che non riescano a farmi dormire più serena.
e via quel letto col convitato di pietra, dove ho dormito per quasi venticinque anni con lui e per quasi cinque da sola.
non sento più le mani per la fatica, ma sono contenta. comincio a voltar pagina, comincio a cambiare la scenografia.
nella vita di una donna, tutto, anche il dolore più grande, fa capo alla ritinteggiatura di casa?

domenica 28 settembre 2008

sapere, saperi

quando ero piccola avevo problemi con le tonsille. le frequenti infezioni mi avevano portato a soffrire di reumatismi, tachicardia e soprattutto febbriciattole costanti: qualche linea che cominciava ad affliggermi in novembre e se ne andava in primavera. finiva che stavo a casa da scuola per quasi tutto l'inverno, tanto che la mia (unica, allora) maestra dovette truccare il registro delle assenze per non farmi perdere l'anno. ho un vivo ricordo di queste permanenze forzate a casa... per un po' passavo il tempo a giocare con le bambole, venivano le mie amiche a trovarmi, mi godevo le coccole da malatina. poi mi stufavo. e cominciavo a spulciare fra i libri di mio padre e leggevo.

casa mia è sempre stata un mondo a parte, riguardo ai libri. ne avevamo a centinaia, erano ovunque, persino in cucina. in salotto e nello studio c'erano due librerie enormi, che papà si era fatto fare su misura da un falegname. quando arrivavano i rappresentanti delle case editrici (che allora spesso vendevano porta a porta) mia mamma si metteva le mani nei capelli ma papà aveva le bave alla bocca. non spendeva per nulla salvo che per i libri, i francobolli, le sigarette e la Settimana Enigmistica. credo che l'aggettivo "libridinoso" sia stato inventato per lui. ha trasmesso questo amore, questa passione, anche a noi tre suoi figli e io sto facendo di tutto per trasmetterlo ai miei. con ottimi risultati, per ora.

per cui leggevo... anche le enciclopedie, anzi, soprattutto quelle. l'amore per la lettura, per la ricerca, per la conoscenza, credo mi sia nato così, e non mi ha più abbandonata. internet ora è il paese dei balocchi, per me... sono sicura che lo sarebbe stato anche per mio padre, anche se credo che sarebbe rimasto sempre affezionato, come me, alla carta stampata...

insomma ho letto, ho curiosato, mi sono riempita di "saperi" così tanto che ora i mie figli mi chiedono qualunque cosa, su qualunque argomento, sicuri del fatto che darò loro la risposta giusta. e la cosa curiosa è che di solito è così...

Paolo mi chiama "le so... tutte!". Nichi mi usa come dizionario vivente. Giulia invece tempo fa (dopo l'ennesima domanda strana alla quale avevo risposto correttamente) mi ha guardata scuotendo la testa e dicendo perplessa: "come farò con i miei figli? quando mi chiederanno qualcosa non saprò dare tutte le risposte che tu ci hai sempre dato..."

la cosa mi ha riempita di orgoglio, ovviamente, ma mi ha anche fatto riflettere su quello che i nostri figli (e i nostri studenti) "sanno".

va bene: ho letto tanti libri, ma non ho imparato tutto lì... ero una bimbetta di otto, forse dieci anni, non ero un genio. non sarà la scuola ad essere cambiata?
(continua...)

venerdì 29 febbraio 2008

ogni tanto i miei alunni mi chiedono: "ma lei ha imparato tutte queste cose a memoria?"
probabilmente si stupiscono di sentirmi ripetere le proprietà delle potenze sempre allo stesso modo, per esempio. ma non ci sono tanti modi per dirle, il linguaggio matematico è piuttosto tiranno... in ogni caso loro non sono abituati a studiare e ad imparare, tanto meno a memoria, e quindi sono perplessi.
invece secondo me sarebbe bene ricominciare, per esempio, a far imparare a memoria le poesie a scuola. la memoria va esercitata, come i muscoli, altrimenti come fai ad avere il cervello palestrato? per quanto riguarda imparare a memoria in matematica sono invece più perplessa, perché memorizzare la matematica senza capire "il senso delle cose" non serve a nulla. se tutti noi insegnanti di matematica sappiamo a memoria un numero enorme di definizioni, proprietà e teoremi, è perchè li abbiamo detti infinite volte, non perchè li abbiamo studiati come la vispa teresa...
tanti anni fa (la memoria recente mi difetta un po' ma quella remota mi funziona benissimo) mi capitò di litigare col professore all'esame di fisica matematica, che sta alla fisica 2 come meccanica razionale sta a fisica 1. in pratica è la fisica vista dai matematici, che vuol dire: "facciamo conti fino a sfinirci, non importa anche se poi non ci ricordiamo più di che fenomeno fisico stavamo parlando". a volte mi capitava di restare per giorni su una cosa di cui non capivo il senso e alla fine mi accorgevo che era una questione che in fisica avevo capito benissimo...avevo studiato talmente tanto e ripetuto così a lungo, che andavo via come un treno, tanto che il prof mi disse sprezzante: "lei ha imparato tutto a memoria". e io l'avrei ucciso. mi ricordo di avergli chiesto come pensava che fosse possibile imparare a memoria quella serie infinita di formule e teoremi e dimostrazioni. ci avrei messo senz'altro meno tempo a capirli che a impararli a memoria! ovviamente gli bastò farmi qualche domanda un po' più profonda per capire che si era sbagliato, ma dato che non poteva rimangiarsi quello che aveva detto, non presi un voto alto...
oggi ho passato il pomeriggio con mio figlio piccolo (terza media), a fare matematica. miracolosamente era in una buona "disposizione affettiva" e aveva volgia di starmi a sentire. la gioia di riuscire a fargli capire la semplicità delle cose che sta facendo è riuscita a mitigare un poco la rabbia che provo quando mi accorgo di quanto malamente gli vengono insegnate.
spero di riuscire a parlarne diffusamente.
bacio